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Cimitero dei migranti ad Armo: la reporter Alexandra Svokos ha scritto un articolo

Gli «spazi di umanità» reggini nell’informazione statunitense

di Federico Minniti 09/03/2017

Alexandra Svokos è una giornalista politica americana. Scrive su Vox, nota rivista statunitense. La mamma di Alexandra è calabrese, mentre il papà è greco.
Una vocazione mediterranea, la sua, che si scontra con una storia conosciuta su internet. Si tratta del cimitero di Armo, spazio dell’anima per il riposo eterno di tutti i migranti morti nelle coste calabresi. Il desiderio di conoscere quella storia di immigrati, così come lo furono i propri genitori, e di Mediterraneo, ha spinto Alexandra a venire a Reggio Calabria.
Da questo assunto nasce la sua volontà a voler realizzare un reportage nel sud dell’Italia: una testiminianza di accoglienza da riportare nell’America dei muri di Trump.
Così accompagnata da don Nino Pangallo, direttore della Caritas diocesana di Reggio Calabria– Bova, e Hassan El Mazi, capo del Centro culturale islamico di Reggio Calabria, ha visitato quei luoghi vivendo anche in prima persona lo sbarco di 700 migranti proprio al Porto reggino. Alexandra Svokos calibra la sua visita al cimitero di Armo rispetto alla situazione politica americana: «Molti elettori credono che il terrorismo e la sicurezza nazionale siano tra le priorità per gli Usa – scrive su
Vox – ma la loro “paura” potrebbe dissiparsi se conoscessero lo storie di questi rifugiati. Non è corretto giudicare un fenomeno solo partendo dalle statistiche su quanti sono gli arrivi rispetto al crescente senso di terrorismo internazionale. Qui a Reggio Calabria si vivono storie quotidiane di integrazione che evidenziano il lato umano di un’emergenza».
Parole le sue durissime che richiamano l’attenzione sul fenomeno dei migranti nel Mediterraneo sotto un’altra luce. «Oggi la Calabria sta cambiando: è impossibile non vedere quanta commistione culturale ci sia – spiega nel suo articolo la reporter – c’è un pizzico di ottimismo; tanti paesi sono stati rivitalizzati proprio dai migranti. E di questo sono contenti soprattutto gli italiani, nativi proprio di quel territorio».
L’idea del “Modello Riace” che negli States ha già ricevuto il riconoscimento su Fortune è un concetto che entusiasta gli statunitensi, soprattutto quanti nelle loro generazioni famigliari hanno già vissuto – sulla propria pelle – il dramma dell’immigrazione.
«Don Nino e Hassan camminano tranquillamente tra le file delle tombe – scrive Alexandra – regalando fiori e accarezzando quei numeri. ‘Nessuno è solo un numero, dice don Nino, – riporta la giornalista americana – siamo tutti esseri umani’. Se dimentichiamo i segni di umanità – conclude la Svokos – l’umanità lascia il posto alle barbarie».

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