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Come preannunciato nel nostro numero del 6 novembre 2016 l'ex compagnia di bandiera ai ferri corti con la nuova società di gestione

"Tito Minniti": Sacal arriva, Alitalia vola via

di Redazione Web 09/03/2017

Era inevitabile e (probabilmente) nessuno ha fatto in modo che lo diventasse. Il matrimonio E tra Alitalia e Sacal non si celebrerà. Forse: sì, forse, perché non è la prima volta che l’ex compagnia di bandiera annuncia il suo totale disimpegno verso lo scalo di Reggio Calabria. Anche se questa volta sul banco degli imputati ci sale – con tanto di accusa precisa e circostanziata – la Regione Calabria. Dalle personalizzazioni dei Bronzi di Riace sulle fusoliere dei vettori Alitalia alla rottura insanabile c’è di mezzo un’assenza di dialogo tra le parti e qualche promessa disattesa. Cordero di Montezemolo esattamente un anno fa invocava gli stessi benefit ceduti ad altre compagnie (come Ryanair) per continuare ad operare, ma così non è stato. L’arrivo di Sacal, caldeggiato sempre dalla Regione Calabria e da un bando che per il Tar è «illegittimo», ha certamente inasprito la vicenda. Alitalia opera in regime di monopolio (lascia appena un 10% alle altre compagnie) con rotte redditizie e in autoproduzione, ossia con propri dipendenti a sviluppare tutte le operazioni di handling. Questo non sarà certamente accettato da Sacal, che non ha alcun vincolo di mantenere in piedi gli accordi pregressi di Sogas, società fallita che ha gestisto lo scalo dal 1986 al 2016 di fatto in coabitazione proprio con Alitalia. Dal 27 marzo Alitalia – quindi – interromperà ogni operazione sull’aeroporto di Reggio Calabria, cancellando i 56 voli settimanali da e per Roma Fiumicino, Milano Linate e Torino (38 voli con Roma, 14 con Milano e 4 con Torino). «La decisione si è resa necessaria dopo che, per oltre un anno, la Compagnia ha ripetutamente cercato di trovare un’intesa con le autorità locali e regionali allo scopo di adottare soluzioni che rendessero economicamente sostenibili i collegamenti con Reggio Calabria, che nel solo 2016 hanno registrato una perdita di 6 milioni di euro», questo scrive il comunicato ufficiale dell’ex compagnia di bandiera. Una presa di posizione che sbugiarda gli annunci della politica, come si legge chiaramente: «Fra le ipotesi suggerite da Alitalia a più livelli e a più riprese, quella della continuità territoriale e degli Oneri di Servizio Pubblico, previsti e ampiamente regolati dal diritto comunitario e dunque assolutamente in linea con le normative vigenti. Purtroppo, nonostante la collaborazione del governo e i ripetuti tentativi di Alitalia, gli appelli della Compagnia sono rimasti inascoltati e nessuna risposta concreta è arrivata dalle competenti autorità locali, rendendo pertanto inevitabile la chiusura delle rotte». Non usa mezzi termini quindi il management diretto da Cramer Ball bollando gli amministratori locali come “sordi” alle richieste di un’azienda che – ricordiamolo – è privata e sottende le logiche globali del mercato. Cosa succederà adesso? Difficile dirlo perché comunque Sacal dovrà trovare una soluzione per non partire «zoppa» nei suoi primissimi mesi di una gestione che sarà trentennale.

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