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Monsignor Bertolone: “Occorre continuare ad annunciare la speranza”

Nuovo dibattito sull’eutanasia

Bisogna interrogarsi sulla propria coscienza

di Redazione Web 13/03/2017

In questi giorni una certa informazione sta approfittando del coinvolgimento emotivo che ha coinvolto ognuno di noi sul caso DJ Fabo, morto in questi giorni nella vicina Svizzera, per chiedere con forza una legge sulla eutanasia. Non si pensa che nessuno può ledere il principio sacro e inviolabile che vieta all’uomo, in qualsiasi caso, di “uccidere”. Non mi soffermerò però nel merito di tale complessa e delicata questione, sui cui la Chiesa ci sta già illuminando e continuerà a farlo con i suoi Pastori, ma sull’importanza del corretto utilizzo dei mass media, rispetto al dibattito in corso. C’è da precisare che mai come in questa circostanza ogni cosa scritta o detta arriverà a toccare in profondità la natura ontologica dell’esistenza umana. Da cattolico e giornalista vorrei mettere in evidenza tre punti centrali dell’omelia dell’Arcivescovo S.E. Mons. Vincenzo Bertolone, in occasione della ricorrenza di san Francesco di Sales, patrono degli operatori della comunicazione. Mi piace farlo per ricordare a me stesso e ad ogni collega quanto pesa sull’orientamento generale del Paese la tendenziosa o buona e libera informazione, specie nei casi di coscienza. S.E. Bertolone ci ha consegnato tre punti che oggi ritornano di eccezionale utilità, per tentare di impedire alla nostra comunità di farsi del male, attraverso confronti mediatici viziati dalla mancanza del valore oggettivo, richiesto in casi del genere. Primo punto: “Interiorizzare gli eventi, la storia che viviamo, fino ad enuclearne il vero senso e farlo nostro. Oggi aumentano le informazioni e le nozioni, ma non altrettanto l’unità della persona, la sapienza della vita, anzi si fa più evidente il rischio delle dicotomie tra razionalità ed emotività, tra vita materiale e vita spirituale. La ricomposizione della persona è urgente! Allora “occorre preoccuparsi della formazione della sua intelligenza, senza trascurare quella della sua libertà e capacità d’amore”. Il presidente della Conferenza Episcopale Calabra mette in evidenza il rischio della dicotomia tra razionalità ed emotività che in questo dibattito politico e sociale, relativo al rapporto del singolo con l’accompagnamento di fine vita, potrebbe contribuire ad alterare l’unità della persona e la sapienza che dovrebbe sempre “scortarla”. Se aumenta l’informazione, come è giusto in una società democratica ed evoluta, ma aumenta la divisione dentro e fuori la persona, significa che bisogna cambiare urgentemente rotta. Secondo punto: “Occorre continuare ad annunciare la speranza evitando, però, che si traduca in termini di proiezione fuori della storia, ma al contrario la si indirizzi verso un esito escatologico, cioè attesa sì dell’evento ultimo, ma nella capacità di stare dentro la storia senza smarrire le ragioni del vivere”. L’arcivescovo di Catanzaro-Squillace ci ricorda di non smarrire mai le ragioni del vivere, annunciando in ogni forma la speranza. Una informazione attenta in questi giorni dovrebbe concentrarsi sul valore della vicinanza e della consolazione verso chi si trovi in uno stato di estrema sofferenza. Il Parlamento dovrebbe essere indirizzato a guardare in questa direzione con leggi a favore delle famiglie coinvolte, spesso sole e messe da parte, per contribuire ad allontanare il solo pensiero del gesto estremo. Terzo punto: “Costruire e trasmettere messaggi pieni di fiducia e di coraggio per resistere al non senso, alla banalità del male, alle notizie negative. Si ama il proprio tempo, trasmettendo valori. In particolare ci è chiesto uno sguardo aperto sul reale, per coglierne la straordinaria ricchezza: la creatività delle nostre parrocchie, le risorse inesauribili della solidarietà, le testimonianze innumerevoli della santità anonima, le prove di altruismo. La principale virtù del comunicatore cristiano deve essere la capacità di trasmettere l’entusiasmo, la passione nell’annuncio del bene che è sempre superiore al male”. Anche in quest’ultimo punto il Pastore calabrese lascia nel cuore e nella penna di ogni operatore dell’informazione una ventata di fiducia e di coraggio per non cadere nella logica delle notizie clamorose, prive spesso di quel non senso che, più volte, l’emotività copre con atti non sempre corrispondenti alla migliore soluzione per la realtà dell’uomo. In questi giorni, anche sulla particolare condizione umana sollecitata dall’atto estremo richiesto da Fabo, bisogna ancor di più informare l’opinione pubblica mettendo al centro i valori cristiani. Questi ultimi spesso vengono messi da parte, anche se la qualità della vita ne reclama la giusta e continua presenza, senza violare la sua stessa sacralità. C’è in fondo bisogno di fermarsi a qualsiasi livello e riflettere sul mistero straordinario della esistenza antropica e su come preservarla al meglio, senza l’assillo di trasformare ogni cosa secondo l’interesse di parte che sia politico, economico o sociale. Egidio Chiarella

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