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Consiglio Comunale in plenaria in un ex centro di spaccio della ‘ndrangheta

Reggio, gli amministratori sotto tiro

Gratteri. «Quadri della PA gestiscono la cosa pubblica in modo mafioso»

di Federico Minniti 11/07/2016

Nella capitale della ‘ndrangheta, un Consiglio Comunale aperto alla cittadinanza sul tema delle intimidazioni agli amministratori locali. E Reggio Calabria ha risposto in massa: associazioni, enti, organizzazioni e singoli cittadini pronti alla corresponsabilità. Una reazione all’indomani degli atti ai danni dell’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune, Angela Marcianò, a cui i clan hanno fatto saltare in aria la macchina. Solo l’ultima di una serie di “attenzioni” che le sono state riservate: anche dopo l’intimidazione, un’ulteriore lettera anonima è arrivata sulla sua scrivania. L’Assessore ha stravolto un settore – quello degli appalti e dell’edilizia – da sempre al centro degli interessi delle consorterie mafiose. È abituata alla vita di frontiera, Angela Marcianò, cresciuta nella Città dello Stretto negli anni della guerra di mafia e che ha condiviso professionalità ed impegno con un magistrato in primissima linea, come Nicola Gratteri. Lo stesso Nicola Gratteri, pochi giorni prima dell’operazione “Reghion”, aveva affermato come il “cancro” per la Calabria fossero i quadri della Pubblica Amministrazione corrotti ed in affari con la ‘ndrangheta. Una chiave di lettura che, all’indomani delle operazioni dei Ros, assume contorni più spessi e proietta l’assise pubblica di Via Torricelli in un’immagine che resterà scolpita nelle menti dei reggini. « In noi pulsa forte il ripudio per chi si adegua », spiega il Sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. Il tema centrale è quello della pubblica sicurezza. «Non può essere solo demandata all’opera delle Forze di Polizia, oggi deve diventare un Bene Comune da costruire insieme», facendo riferimento agli impianti sportivi, alle scuole, ai siti archeologici ed ai beni confiscati alle mafie. Tante autorità presenti e che hanno voluto ribadire l’impegno per un’azione corale. Dal Presidente della Commissione regionale Antindrangheta, Arturo Bova a Giuseppe Bombino, Presidente dell’Ente Parco dell’Aspromonte, anch’esso più volte destinatario di avvertimenti dai clan. Presenti il Presidente della Provincia, Raffa, e molti primi cittadini accanto al Governatore Metropolitano, in pectore, Falcomatà: la richiesta all’Assise è stata quella di farsi portavoce col Governo per mutare la tipologia di reato delle intimidazioni mafiose in «atti di terrorismo». «Togliere il prestigio sociale ai criminali», chiede a gran voce Giuseppe Falcomatà, in un Anfiteatro che accoglie la «comunità degli onesti» ove prima c’era un centro di spaccio e prostituzione vicino ad una Parrocchia.

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