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L’esempio virtuoso di Raphael Rossi (nella foto).

Ecco come evitare infiltrazioni

di Lucia Lipari 14/03/2017

Uno Stato “guasto” è inaffidabile secondo la percezione collettiva: i buyers stranieri sono latitanti e le opportunità di business e di sviluppo economico una chimera. Uno Stato “guasto” in altre parole è incapace di costruire futuro.
Per questo è importante attuare tutte le metodologie, gli strumenti e le buone pratiche contemplate dal nostro impianto normativo ed adottarli a seconda dei territori, in base al contesto socio–economico di riferimento. In Italia il modello del whistleblowing soffre di un grave pregiudizio, quello che doveva essere visto come un custode dell’interesse pubblico, è linguisticamente, e quindi culturalmente, timbrato come una spia. Tuttavia, a seguito della petizione “Voci di giustizia”, condotta da Transparency e Riparte il futuro, e che ha incassato 25mila firme, i “suonatori di fischietti” potranno sperare in una maggiore tutela.
Infatti, le norme per garantire “chi spiffera” e quindi chi denuncia abusi e corruzione, stanno trovando discussione in Senato. Va analizzato di conseguenza che la partita va giocata sul piano della sussidiarietà verticale ed orizzontale, secondo politiche mirate e transnazionali da un lato e con l’aiuto della società civile dall’altro; favorendo processi di community empowerment, che sulla base del coinvolgimento, della partecipazione e della connessione emotiva, sviluppano il senso di responsabilità sociale, uno dei pochi fattori capaci di spostare l’ago della bilancia verso una possibile soluzione del problema.
Fatto salvo il valore assoluto dell’etica pubblica e della morale individuale in sfide di questo tipo, gli esempi di buone prassi sono diversi. Si pensi alla rivoluzione dei Signori Rossi a Torino, un caso eclatante, che vide Raphael Rossi fermare all’Amiat un acquisto inutile da 4,3 milioni di euro. Il presidente dell’azienda gli offrì una mazzetta prima di 50 mila e poi di 125 mila euro per fargli cambiare idea sull’acquisto che aveva osteggiato.
Da lì la nascita di un’associazione che fornisce assistenza legale alle vittime di corruzione e flashmob ai semafori rossi di mezzo mondo per dire stop alla corruzione.
Ancora si possono citare la campagna di Libera e Gruppo Abele: «Riparte il futuro», volta a mantenere viva la discussione in Italia sul tema e sui mezzi di contrasto alla corruzione, e la Carta di Pisa, un codice etico promosso da Avviso Pubblico, che detta le regole basilari di una buona politica: trasparenza di redditi, finanziamenti politici, criteri di nomina, conflitti di interesse, rapporti coi mezzi di comunicazione, divieto di accettare regali e di cumulare cariche, specie quelle che creano commistioni incestuose tra controllori e controllati.

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