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Aprirà nei padiglioni del Seminario arcivescovile di Reggio Calabria, uno spazio dove «condividere conoscenza»

La nuova agorà del sapere

di Antonio Foderaro 17/03/2017

Gli sviluppi vertiginosamente rapidi e profondi della società contemporanea impongono ai singoli e alle organizzazioni di potenziare i canali di accesso alle informazioni di ogni tipo e di ogni livello. La riqualificazione del lavoro, ma anche gli spazi oggi disponibili per le attività collaterali, insieme con i tempi assai più lunghi dell’esistenza umana, rendono possibile investire, in ogni fase della vita, maggiori energie nella conoscenza. Gli strumenti disponibili a questo fine non sono ancora adeguati. Solo una combinazione intelligente di opere a stampa e di supporti elettronici, di pagine scritte e di mezzi multimediali e interattivi può dischiudere a tutti ed a ciascuno gli strumenti per cercare e per reperire le informazioni, le opportunità per coltivarsi, le vie per progredire nella conoscenza.
Una grande biblioteca a scaffali aperti, dotata di serie organicamente programmate e sistematicamente ordinate di volumi e di supporti informatici, con percorsi verticali e trasversali agevolati, con efficienti servizi di reference, con possibilità di collegamento anche da postazioni remote: è questo un modello che consente di fornire alla sempre crescente domanda di informazione e di cultura risposte puntuali ed esaurienti. Tra l’altro, l’immensa produzione di opere a stampa e la presenza di una smisurata quantità di informazioni rende già oggi utilissima, e renderà sempre più necessaria in futuro, un’attività di consulenza e di selezione concettuale sui testi primari e secondari, sulle vie di ricerca in rete e sulle banche dati, condotta con continuità da bibliotecari culturalmente consapevoli con l’ausilio, ove occorra, di specialisti dei più vari settori. Ne è riprova il fatto che alcune grandi biblioteche impostate secondo simili linee direttrici sono nate di recente in molti paesi europei e oltre oceano. L’Italia, che non solo ha generato tanta parte della cultura europea e mondiale, ma che tuttora di questa cultura del passato accoglie nelle sue biblioteche innumerevoli testimonianze, sta lentamente recuperando. In una tale Biblioteca oltre, le principali raccolte di documenti, gli strumenti bibliografici di base, le enciclopedie, i glossari, i manuali, i trattati, gli atlanti, le principali opere di sintesi, le biografie, le monografie e gli articoli essenziali, i periodici più importanti. Infine, le banche dati e gli strumenti bibliografici, gli archivi informatici full text con accessi agevolati e interconnessioni assistite, al fine di poter raggiungere mediante un efficiente delivery service tutte le informazioni volute e tutte le opere esistenti in ogni parte del mondo, mediante un moderno servizio. Le dotazioni e i servizi della Biblioteca dovrebbero in tal modo consentire, a seconda dei casi, sia un’informazione preliminare e sintetica, sia una conoscenza precisa e aggiornata sulla letteratura secondaria, sia l’accesso diretto alle fonti ed ai testi, sia infine i collegamenti interdisciplinari: secondo scale diverse di esigenze, di cui sarà ogni volta il lettore a stabilire quali scegliere e quanti gradini salire. In questa biblioteca gioca un ruolo definitivo il bibliotecario che da esperto e professionista è colui che assiste l’utente a tutto tondo ma anche che è capace di mettere in piedi una biblioteca 3.0. Una biblioteca cioè che non si ferma agli scaffali del luogo ove la biblioteca esiste ma è capace di andare oltre; è capace di costruire percorsi bibliografici concettuali e dinamici. Il bibliotecario deve avere la capacità di far vivere la biblioteca oltre i libri. Inoltre, l’ipertestualità e l’integrazione delle risorse informative creano nuovi collegamenti, nuovi saperi, danno un forte impulso all’interdisciplinarietà che, a sua volta, crea nuovi metodi di ricerca e di recupero dell’informazione.
In questo scenario, il servizio di reference mostra tutta la sua potenzialità di servizio ad alto valore aggiunto, indispensabile di fronte all’eccesso di informazione con la quale si confronta l’utente.
In effetti, oggi l’utente si aspetta l’assistenza nel momento del bisogno, soprattutto quando è remoto, comunicazione interattiva con il bibliotecario, immediatezza di contatto, ma, soprattutto, chiede: l’incontro con un professionista dell’informazione che lo aiuti a: superare il vuoto cognitivo a causa del quale non riesce a procedere nella sua attività di recupero di informazione a scopo personale, professionale, ricreativo, per motivi di studio, di ricerca ecc., identificare le risorse informative e le informazioni pertinenti e rilevanti riducendo il sovraccarico di informazioni da cui è quotidianamente sopraffatto.
Inoltre, l’utente chiede servizi informativi personalizzati, apprezza servizi di alerting personalizzati, si aspetta di poter avere spazi web per registrare le proprie ricerche, gli indirizzi web dei siti di proprio interesse, e di poter auto–archiviare i propri documenti nei depositi istituzionali. Allo stesso tempo vuole utilizzare la rete in modo indipendente, chiede l’accesso diretto alle risorse informative elettroniche, chiede servizi pensati per l’utente finale. Questa è la biblioteca 3.0, questo deve essere il bibliotecario di questa biblioteca.

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