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Dallo Jonio al Tirreno tante le chiese intitolate al santo

San Giuseppe e la fede di Reggio

Oggi festa nel territorio reggino

di Redazione Web 20/03/2017

di Renato Laganà

Il culto a San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e padre putativo di Gesù Cristo, è diffuso nel territorio Reggino sin dall’antichità. A Scilla la piccola chiesa, sita alla estremità orientale di Chianalea, un tempo costituiva la cappella del Convento dei Crociferi che nel 1619 costruirono un convento con annesso ospedale intitolato a Maria SS. Annunziata. Il culto al Santo venne introdotto tuttavia nei primi anni del Settecento dal sacerdote Giuseppe Bova che fece costruire un altare ad esso dedicato, lasciando anche un pio legato alla Chiesa dell’Annunziata, affinché si celebrasse ogni anno la festa dedicata a S. Giuseppe. Una antica tradizione dei marinai di Chianalea si ripete annualmente nel tratto di mare tra il piccolo porto e la spiaggia antistante con una gara di barche, la “riatta”, che si conclude in prossimità della chiesa. Sul lato meridionale del pianoro di Arghillà, nella località detta Scrofi, in prossimità della fiumara del Gallico, il nobile reggino Angelo Miceli aveva costruito nelle sue proprietà, per i suoi coloni, una piccola chiesa dedicata a S. Giuseppe. Nel 1694, in occasione di una visita, l’arcivescovo Martino Ybanez de Villanueva, riscontrando che la chiesa era sottoposta al pericolo delle piene della fiumara, raccomandava di costruirne una nuova in una contrada poco distante, detta il Mulino. Nell’anno 1735, come ebbe a rilevare mons. Damiano Polou la chiesa risultava completata e l’arcivescovo nominò un cappellano. Attorno alla chiesa, al centro di un’area agricola molto fertile, si consolidò un abitato e, nell’anno 1772, con decreto del 20 novembre, l’arcivescovo Capobianco erigeva la parrocchia di S. Giuseppe Patriarca. La chiesa, danneggiata dal terremoto del 1783 venne in seguito riparata da Michele, mastro falegname, e Giambatta Sinicropi, mastro fabbricatore, di S. Alessio in Aspromonte nel 1792. Distrutta dal terremoto del 1908 essa venne ricostruita nel 1929. A Reggio già nel 1552 esisteva una chiesa dedicata a S. Giuseppe all’interno del territorio della parrocchia di San Silvestro dei Malgeri ai margini dell’antico quartiere della Giudecca. In essa venne costituita, nel marzo di quell’anno, l’omonima Confraternita. Essa, che sorgeva nell’area della attuale Prefettura, venne elevata a parrocchia nell’anno 1567 dall’arcivescovo Gaspare dal Fosso. Nei primi anni del Seicento, come risulta dalle Visite dell’arcivescovo D’Afflitto, essa misurava 33 palmi (circa 9 m.) in lunghezza e 24 palmi (circa 6,5 m.) in larghezza. Nel 1631 la chiesa venne ampliata misurando in lunghezza m.13,5 e successivamente ornata di stucchi, e arricchita di opere d’arte. In un reliquario d’argento erano custodite le reliquie del velo della Madonna e del mantello di S. Giuseppe che erano state donate, nel 1664, dal frate senese Ambrogio Landuccio che apparteneva all’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino. La chiesa ebbe a subire gravi danni dal terremoto del 1783 e con il nuovo Piano delle Parrocchie, approvato il 6 agosto 1787, la parrocchia di S. Giuseppe venne soppressa e il suo territorio venne aggregato alla chiesa di S. Giorgio de Gulpheriis, la cui sede fu trasferita nella chiesetta dell’antico Monastero di S. Maria della Vittoria e le rendite comprese nel patrimonio della parrocchia della Candelora, che sorgeva non molto distante. Nel 1819 l’arcivescovo Tommasini concesse l’uso della baracca che aveva ospitato la Cattedrale provvisoria, situata lungo la Via delle Baracche, alle “spalle del Castello”. A seguito della richiesta di un gruppo di falegnami, che volevano ricostituire la Confraternita di S. Giuseppe, nell’anno 1838, l’arcivescovo Di Benedetto concedeva la chiesa – baracca che venne presto rimessa in uso. Nel 1862 la chiesa, divenuta fatiscente, venne ricostruita con strutture murarie e misurava 16 metri in lunghezza, 8 metri in larghezza e 9 metri in altezza. Accanto ad essa trovarono successivamente alloggio le suore Cappuccinelle. Devastata dal terremoto del 1908, essa venne ricostruita, lungo il Corso Garibaldi, nel sito della chiesa di S. Maria della Vittoria. Progettata dall’ing. Rosario Pedace in stile neogotico, essa venne completata nel febbraio 1930. Presso l’antica S.Agata, città dell’entroterra nella vallata dell’omonima fiumara, in Cataforio esisteva nella seconda metà del XVII secolo, una chiesa dedicata a S. Giuseppe. A seguito della distruzione operata dal terremoto del 5 febbraio 1783, la parrocchia della Madonna del Soccorso in Cataforio, a seguito delle indicazioni del Piano che riorganizzava le parrocchie (1785), venne soppressa e la chiesa di S. Giuseppe divenne sede parrocchiale. Si avviarono quindi i lavori di “Costruzione della Chiesa di S. Giuseppe in Cataforio”, ospitata inizialmente in una baracca, nel quadro dei lavori di “Riedificazione di S. Agata”. I forti contrasti che seguirono alla decisione di trasferire la città nel Piano di Gallina portarono, essendo in parte fallita la scelta del nuovo sito, alla possibilità di accogliere il desiderio degli abitanti di S. Salvatore e di Cataforio che avevano espresso “la necessità di ricostituire altro comune presso le rovine di S. Agata”. Alcuni documenti, conservati presso l’Archivio di Stato di Napoli documentano l’inizio dei lavori della Chiesa di S. Giuseppe, la successiva interruzione e demolizione, testimoniando l’insorgere di tumulti. Ricostruita nei primi anni dell’Ottocento in essa trovò ospitalità il dipinto della Madonna delle Grazie con i santi Giovanni Battista e Basilio, provenienti dall’antica abbazia di Trapezzomata. Il terremoto del 28 dicembre 1908 danneggiò notevolmente la chiesa ed anche per essa l’Opera Interdiocesana per la Ricostruzione delle Chiese predispose un progetto di ricostruzione, avviato nel 1926 e completato nel 1935.Nel territorio diocesano a Sud in Melito Porto Salvo e in Annà di Melito, vi sono due chiese parrocchiali dedicate a S. Giuseppe. Quella di Melito, era una chiesa intitolata al Santo che venne distrutta dal terremoto del 28 dicembre 1908 venne sostituita da una chiesa baraccata, donata dal Papa Pio X. A seguito della crescita urbana del centro litoraneo jonico, essa venne eretta a parrocchia il 19 marzo dell’anno 1932. Danneggiata dall’alluvione del novembre 1953, essa venne ricostruita con una struttura in cemento armato e muratura ed inaugurata nel 1955. Ad Annà di Melito, nei primi anni dell’Ottocento i marchesi Ramirez, costruivano una chiesetta a servizio degli abitanti delle loro proprietà agricole. Con la crescita dell’abitato di Annà, il 19 marzo del 1903 essa venne eretta a Parrocchia dal Cardinale Gennaro Portanova. Anch’essa venne distrutta dal terremoto del 1908 e sostituita da una chiesa baracca. Sul finire degli anni Venti del XX secolo, essa venne ricostruita con struttura in muratura ma ebbe a subire i danni dei bombardamenti anglo – americani del 31 gennaio 1943. Venne successivamente ricostruita ed inaugurata nell’anno 1959.

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