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La motivazione è molto semplice: «Bisogna 'liberare' tutta la Locride da alcuni luoghi comuni»

Il nuovo rettore di Polsi: «Telecamere in Santuario»

di Redazione Web 29/03/2017

«Vogliamo solo liberare Polsi dalla sua triste fama. Spesso la chiesa ha fatto poco contro la ‘ndrangheta, ora è giunto il momento di riscattare tutta la gente onesta della Locride». Non usa giri di parole don Tonino Sarraco, nuovo rettore del Santuriao dedicato alla Madonna di Polsi, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Rinuncia al titolo di “prete antimafia”, don Tonino, «sono solo un prete» aggiunge al cronista che gli chiede dei primi giorni nel cuore dell’Aspromonte, in quell’edificio di culto che le cronache giudiziarie hanno osservato essere anche il luogo prescelto per i summit di ‘ndrangheta. Qui, in occasione della festa, l’1 e 2 settembre, si riunivano i capi delle ‘ndrine provenienti da tutta Italia per decidere strategie e organigrammi. Agli atti dell’inchiesta «Crimine» della procura di Milano del 2010 venne allegato anche un filmato che documentava l’investitura, proprio davanti alla statua della Madonna, del boss di Rosarno, Domenico Oppedisano, 80 anni, a capo dei capi della ‘ndrangheta. Don Tonino subentra a don Pino Strangio, dopo venti anni. Oggi don Pino è chiamato a difendersi dinnanzi alle accuse mosse dalla Procura di Reggio Calabria. Al suo posto il vescovo ora ha chiamato proprio il mite don Tonino, 41 anni, parroco di Ardore Marina, ad appena cinque chilometri da Locri. Per monsignor Oliva è lui la persona giusta per dare un nuovo volto al santuario. «Appena mi è arrivata la comunicazione — racconta don Tonino —, ho chiesto al vescovo: ma è proprio sicuro? Certo, ha replicato, sei tu la persona giusta». Nonostante continui a ripudiare le facili etichette, don Tonino la ‘ndrangheta la sfida col suo candore. Già nel 2004, quando era parroco di Siderno, decise di negare la cresima al nipote del boss del paese. Qualche giorno dopo gli fecero trovare in auto una busta con cinque proiettili e un messaggio: «Se continui così questi colpi te li spariamo in testa ». Più di recente è stato il primo a farsi avanti per gestire un palazzetto confiscato alla famiglia Sgambellone di Natile di Careri, forte anche nel Milanese. «Abbiamo realizzato un bel centro di accoglienza sempre pieno di bambini». Oggi la sua azione pastorale è a Polsi. Con un primo gesto inequivocabile: «Abbiamo in mente e di realizzare un sistema di videosorveglianza su tutta l’area del santuario. Deve diventare un luogo di preghiera assolutamente trasparente ». Non solo: «Nell’ostello annesso al santuario renderemo rigorose le registrazioni, che poi trametteremo ai carabinieri». Insomma nel santuario della ‘ndrangheta don Tonino vuol fare quello che solitamente fanno proprio gli sbirri. «Con quelle scritte sui muri hanno fatto un autogol. In questa terra, dove le forze dell’ordine sono spesso denigrate, non è facile vedere tanti giovani gridare: siamo tutti sbirri». Confuso tra la folla che sfilava ieri per le vie di Locri c’era anche lui don Tonino Sarraco. Adesso che i riflettori si sono abbassati e la Locride è tornata terra di frontiera ai tanti “don Tonino” tocca il compito di vivere con orgoglio la loro missione di verità e speranza.

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