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L’Ufficio scolastico regionale: «Non creare aspettative»

L’asilo di Santa Venere «non esiste»

di Stefania Laganà 04/04/2017

Delusione. Non riescono a trovare un altro termine le mamme di venti bambini di Santa Venere, frazione preaspromontana di Reggio Calabria. Un sentimento che nasce dopo l’ennesimo rinvio rispetto all’apertura dell’asilo comunale destinato ai propri piccoli. Un ritardo che si protrae dal 2015 con una conseguenza paradossale: a pagarne le spese sono i piccoli alunni che quest’anno non hanno frequentato nessun asilo. Vittime delle promesse, imprigionati dalla dialettica politica per i venti bambini di Santa Venere è stato – di fatti – un anno perso. L’aggravante è per quelle due famiglia, i cui figli, presentano disturbi nel linguaggio e che, secondo quanto indicato dai logopedisti, era essenziale l’inserimento in un contesto di socialità. A questa esperienza concreta si è sottratta la politica. A nulla valgono le promesse, nemmeno quelle plateali. L’asilo di Santa Venere, infatti, non è uno qualsiasi almeno per due motivi. Il primo, politicamente rilevante, è legato a doppio filo con l’attuale maggioranza di Palazzo San Giorgio: fu proprio la piazza del borgo ai piedi dell’Aspromonte a inaugurare la prima giunta varata dal sindaco Giuseppe Falcomatà, ancor oggi in carica. La chiesa in pietra alle spalle di quelle donne e quegli uomini rappresentò la prima instanea di un percorso che poneva quella periferia al centro dell’agenda politica e i primi segnali furono pure positivi: nel novembre 2015 si procedette all’individuazione di un bene da ristrutturare per trasformarlo in asilo. Qui sovviene il secondo motivo, quello socialmente rilevante: ignoti, a fine 2016, hanno incendiato l’asilo – di prossima apertura – e con quelle fiamme hanno divampato le speranze dei bambini di iniziare (seppur in ritardo) il loro anno scolastico. Speranze che però sarebbero state vane. Il paradosso è servito: i venti piccoli studenti si sono iscritti presso il circolo didattico di Gallina (che comprende anche il territorio di Santa Venere), ma quell’asilo in montagna non è stato mai realmente censito dall’Ufficio scolastico regionale. A darne conferma è la dirigente del Usr, Mirella Nappa, in una nota ufficiale che informa i genitori «al fine di non creare infondate aspettative circa la frequenza dei giovani alunni presso la – non istituita – sede di Santa Venere, per il futuro anno scolastico». Una lettera che non lascia spazio a interpretazioni: l’impegno assunto da diversi rappresentati istituzionali non è stato tangibile. L’asilo di Santa Venere, ad oggi, resterà chiuso sia fino alla fine dell’attuale anno scolastico sia in vista del prossimo. Da questo sono ripartite le mamme nel chiedere spiegazioni all’Amministrazione comunale ricevendo ad oggi solo dinieghi di confronto (anche pubblico) e risposte provvisorie da assessori spesso presi «alla sprovvista» rispetto a un problema sul quale l’attenzione pubblica ha puntato ripetutamente i riflettori. L’asilo più vicino è a 30 chilometri, fuori comune. Oppure tocca avventurarsi lungo la strada–mulattiera per Trunca che sta letteralmente cadendo a pezzi. Su questi due orientamenti si stanno spingendo 20 famiglie che si vedono negato un diritto sacrosanto per i loro figli, ad oggi, trattati come cittadini di serie B.

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