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Monsignor Oliverio: «Quella raggiunta è una tappa importante per il nostro cammino ecumenico in Calabria»

Si è concluso a Cetraro il IV convegno ecumenico Regionale

Un grande evento che apre nuove prospettive di dialogo

di Redazione Web 03/04/2017

«Quella raggiunta è una tappa importante per il nostro cammino ecumenico in Calabria» . Le parole pronunciate da monsignor Donato Oliverio, Eparca di Lungro, durante il IV Convegno ecumenico regionale calabrese esprimono l’esigenza del convenire alla Colonia San Benedetto di Cetraro sabato scorso. Un momento importante, dopo quelli già svoltisi negli anni scorsi a Cetraro, Lamezia e Catanzaro, per riflettere sul “Grande e Santo Sinodo della Chiesa ortodossa”, che si è svolto nello scorso mese di giugno 2016 a Creta.

A riflettere sugli esiti dell’assise sinodale, in Calabria sono arrivati monsignor Andrea Palmieri, sottosegretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei Cristiani e Sua Eminenza Athanasios, metropolita di Achaia di Grecia. Un momento di riflessione, dibattito, dialogo, ospitato da nella diocesi di San Marco Argentano – Scalea. È stato proprio il Vescovo Leonardo Bonanno ad aprire i lavori del Convegno, ricordando l’urgenza dell’ecumenismo e soprattutto l’importanza, sulla scorta delle parole e dell’esempio di papa Francesco, di “costruire ponti”, “di costruirli tra noi vicini”. Rispetto al Sinodo ortodosso, che, come poi spiegherà il metropolita Athanasios, è stato preparato sin dal 1961, mons. Oliverio lo ha definito «un grande evento che aprirà nuove prospettive in campo ecumenico» “Dove va l’ecumenismo in Italia?” – si è chiesto il presule. Tante “sono le iniziative a livello sia nazionale sia locale.

Le esperienze a livello locale sono particolarmente importanti perché qui si condividono momenti di comunione vera e si può fare l’esperienza di quanto i cristiani vivano l’unità nella diversità”. Mons. Oliverio ha invocato “unità ecumenica e gesti concreti di fraterna accoglienza nella vita quotidiana”.

Per il vescovo di Lungro, che ha richiamato il magistero di Papa Francesco, “alla luce delle nuove prospettive si può sviluppare maggiormente il dialogo per un maggiore coinvolgimento dei cristiani nella cultura dell’incontro e dell’accoglienza e nella cura del creato”. Mons. Oliverio ritiene «il cammino ecumenico come una strada irreversibile che i cristiani del XXI secolo non possono abbandonare. Noi cristiani possiamo riconoscerci come fratelli e sorelle che credono nell’unico Signore e siamo impegnati a rispondere alla Parola di Dio che ci vuole uniti» Un contributo ad ampio raggio è stato portato da Athanasios, che ha ripercorso il cammino che h portato l’ortodossia a incontrarsi a Creta. “Il Sinodo panortodosso ci ha chiamati tutti all’unità” – ha detto Athanasios. “Il Sinodo ha attribuito grande importanza al movimento ecumenico e al dialogo teologico tra le Chiese – ha aggiunto -. I dialoghi bilaterali e la partecipazione della Chiesa ortodossa al movimento ecumenico hanno come meta l’unità secondo la fede e la Tradizione della Chiesa”.

Il Sinodo ha evidenziato “l’unità della Chiesa basata sul fatto della sua fondazione da parte di Cristo e l’unità dei sacramenti”. Athanasios, che ha compiuto un excursus storico sulla preparazione al Sinodo panortodosso, ha sottolineato come frutto dell’assise sinodale sia stato “un appello all’unità e un’esortazione a non ascoltare le voci fanatiche della discordia”.

“La Chiesa non vive per se stessa ma si offre per tutta l’umanità”, ha proseguito. Per Athanasios, ora “le decisioni del Sinodo si rimettono allo studio imparziale di tutti quelli che hanno una buona volontà”. A chiudere il dibattito mons. Palmieri: «È un momento straordinario per l’ecumenismo, stiamo vivendo una rinnovata primavera. Basti pensare ai tanti incontri di papa Francesco con i capi di altre Chiese sia ortodosse sia con altre comunità ecclesiali. Questi incontri non sono soltanto momenti protocollari ma il risultato di una maggiore amicizia e fraternità che ci auguriamo possano portare pian piano al ristabilimento di una piena comunione che è il vero obiettivo dell’ecumenismo».

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