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L'intervento di padre Giuseppe Fiorini Morosini sul caso della venticinquenne figlia di un detenuto per reati di 'ndrangheta

Suicidio Maria Rita, l'arcivescovo: «Occorre profondo rispetto»

di Raffaele Iaria 07/04/2017

Recuperare la capacità di ascoltare i giovani ragionando e pensando insieme “un cammino fuori dalla pressione della tragedia, lontano dalla contingenza e dall'emotività che provoca il dolore davanti allo strazio di una ragazza che si è tolta la vita”. L’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, in una intervista a Aldo Mantineo e pubblicata oggi sulle pagine della “Gazzetta del Sud” parla della morte di Maria Rita Logiudice, figlia venticinquenne di un detenuto per reati di ‘ndrangheta.

Oggi occorre avere “un atteggiamento di profondo rispetto nei confronti di Maria Rita che con i suoi 25 anni si apriva alla speranza del futuro. Questa è una tragedia che non solo getta nella disperazione la famiglia della ragazza - alla quale dobbiamo avvicinarci con un eguale atteggiamento di profondo rispetto per il proprio dolore – ma evidenzia anche come alcune volte diventi difficile riuscire a decifrare il cuore dei giovani che spesso cadono in questa incomunicabilità anche con le persone a loro più care”.

“Ho letto quel che è stato detto e scritto sul caso e per questo dico che prima è necessario attendere l'esito delle indagini che sono state avviate”, dice il presule: “formulare qualsiasi giudizio senza che prima chi è deputato a far luce su tutti gli aspetti della vicenda abbia concluso il proprio compito non mi sembra utile. Rispettiamo il lavoro di chi sta indagando anche perchè potrebbe essere grave anticipare giudizi che magari possano coinvolgere terze persone. Ecco perchè prudenza e rispetto mi sembrano necessari nell'accostarsi a questa vicenda così dolorosa”. Mons. Morosini parte da una riflessione “chiara e incontrovertibile”: Maria Rita “per arrivare a tanto dentro di sé avrà covato solitudine, amarezza, disperazione... Tutto ciò ci interpella come società nel suo complesso e interpella le istituzioni in primo luogo. Tutti dovremmo fermarci per trovare una strada comune, per seguire un percorso condiviso, che penso debba partire per forza dall'ascolto dei giovani. Un compito questo – dice l’arcivescovo reggino - del quale devono farsi carico tutti, famiglia, scuola, agenzie educative, società nel suo complesso.

Ci sono tante iniziative che vengono prese nelle scuole da parte di insegnanti, da parte della Chiesa, della Magistratura. A costoro, ai magistrati che vanno nelle scuole per incontrare i ragazzi e ‘raccontare’ loro quale sia il piacere della legalità, dobbiamo essere grati per questo servizio che svolgono. Ma dopo una tragedia simile abbiamo la necessità di fermarci per riflettere. Ma deve essere una riflessione pacata, senza puntare il dito uno contro l'altro, senza recriminazioni di sorta o colpevolizzazioni dell'uno o dell'altro qualcuno”. Occorre “sederci per ragionare, per pensare assieme un cammino fuori dalla pressione della tragedia, lontano dalla contingenza e dall'emotività che provoca il dolore davanti allo strazio di una ragazza che si è tolta la vita. Se le istituzioni riuscissero a fare periodicamente quanto fatto nei giorni scorsi sotto la spinta della tragedia di Maria Rita penso che potrebbe essere un grande servizio alla comunità. La Chiesa di Reggio dà la propria ampia disponibilità lungo un simile percorso condiviso: se saremo invitati non faremo certamente mancare il nostro appoggio e il nostro contributo”.

Mons. Morosini nell’intervista esorta a farsi “illuminare dalla Pasqua del Signore che è morto ed è risorto. Che la fede Pasquale illumini la morte di Maria Rita. Vorrei dirlo attraverso un forte abbraccio ai familiari perchè anche loro si lascino illuminare in questo momento tragico dalla Luce Pasquale di Cristo. Siamo accanto a loro con la preghiera e la solidarietà. Questa stessa fede – conclude - deve sorreggerci tutti e darci la forza di credere nella vita e nella possibilità di cambiamento. Cristo ha vinto la morte e per noi cristiani questa fede è segno di speranza che ogni male può essere vinto attraverso l'impegno comune”.

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