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Chiamata alle urne

Saranno poco meno di 10 milioni gli elettori coinvolti

di Stefano De Martis 09/04/2017

Forse non saranno come le amministrative dello scorso anno, quando andarono al voto Roma, Milano, Napoli e Torino e il responso delle urne ebbe l’effetto di un terremoto su tutto il sistema politico. Ma le elezioni comunali fissate per il prossimo 11 giugno rappresentano comunque una scadenza che avrà inevitabilmente ripercussioni a livello nazionale. Il passaggio è in sé molto rilevante. Gli elettori coinvolti sono poco meno di 10 milioni; si vota in oltre mille comuni tra cui quattro capoluoghi di regione e ventuno di provincia, comprese la quinta e sesta città più popolose d’Italia, Palermo e Genova, e altri quattro centri sopra o appena sotto i 200mila abitanti (Verona, Padova, Taranto, Parma). L’appuntamento è quindi oggettivamente consistente anche dal punto di vista numerico, ma soprattutto cade in un momento molto delicato della vita nazionale, con la legislatura entrata nel suo ultimo anno e le forze politiche attraversate da sommovimenti di varia natura, che finiscono per tenere sulle spine anche il governo.
Di tali sommovimenti le operazioni per la scelta dei candidati a sindaco, ovviamente nei centri più grandi, costituiscono allo stesso tempo lo specchio e il laboratorio progettuale. È veramente troppo presto per tracciare un quadro delle candidature, ma qualche elemento significativo è già emerso. A Palermo, per esempio, il Partito democratico non presenterà il proprio simbolo e sosterrà il sindaco uscente Leoluca Orlando con una lista denominata “Democratici e popolari”. Per il Pd la tornata amministrativa sarà anche la prima prova del nuovo segretario che sarà votato il 30 aprile e il primo test elettorale dopo la scissione. A Genova il centro-destra si presenterà unito (da Forza Italia alla Lega). Il presidente della regione Giovanni Toti lo ha già ribattezzato il “modello Liguria” e in caso di risultato positivo potrebbe avere buone possibilità di essere esportato. Sempre a Genova, si è consumato uno strappo nel movimento 5Stelle, con Grillo che proprio nella sua città è intervenuto d’imperio per annullare l’esito delle “comunarie” e sostituire con una persona di fiducia la candidata designata dalla base. A livello locale le divisioni tra i pentastellati si fanno sentire, anche se i sondaggi continuano a registrare una crescita del movimento. Il confronto con lo straordinario exploit dello scorso anno è impegnativo: il voto dell’11 giugno potrebbe essere la rampa di lancio definitiva per le prossime elezioni politiche o segnare una frenata.
Tutti questi ragionamenti, comunque, non devono oscurare il fatto che per i milioni di italiani interessati, a partire dai piccoli comuni che sono la stragrande maggioranza, la chiamata alle urne sarà soprattutto e in modo specifico l’occasione per eleggere sindaci e consiglieri. Anche grazie a una legge elettorale che finora ha funzionato egregiamente e che metterà nelle mani dei cittadini la scelta degli amministratori delle loro comunità.

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