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Riflettere durante la Settimana santa

Il volto dello Sposo profezia di resurrezione

Entrare nel mistero della passione di Cristo attraverso l’arte sacra

di Redazione Web 10/04/2017

Di Mirella Muià

L’icona detta “Lo sposo”, o “il re della gloria”, nella liturgia delle chiese orientali viene esposta alla venerazione dei fedeli dal lunedì al mercoledì della grande e santa settimana, in cui si prega il tropario dello Sposo: «Ecco, lo Sposo viene nel mezzo della notte…». Essa è una sintesi della Passione del Signore, tanto da raffigurare tutto il mistero pasquale. La composizione ci mostra un sepolcro sulle cui pareti sono disegnate le mura di Gerusalemme, la città santa, di cui Gesù esclama dolorosamente: «Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti…!» ( Mt 23,37). Al centro di queste mura, la grande porta, che secondo la tradizione ebraica si aprirà all’arrivo del Messia, è già aperta: la sua apertura indica ciò che è avvenuto con l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, acclamato dai discepoli gioiosi. Questo appare loro come l’inizio del regno messianico di Gesù. E lo è, anche se non nella forma della vittoria, ma con quella della sconfitta che li disperderà. Al di sopra della tomba, il corpo del Signore appare già ferito come fu sulla croce, e nello stesso tempo già in piedi e fuori dallo spazio nero del sepolcro, come già risorto.

L’evidenza del corpo occupa lo spazio, si impone come protagonista della scena: è il corpo del crocifisso, perché visibili sono le ferite, ed è il corpo spezzato e consegnato nell’ultima cena. Quella stessa ferita del costato, evidente perché indicata dalla mano della Madre al suo fianco, significa la coincidenza di tutti gli aspetti del mistero di consegna, morte e risurrezione. Tutto è presentato alla Chiesa come la via di accesso al mistero, anzi come la vera porta di ingresso nel Regno dell’Agnello. Una via che rende partecipi di ciò che nello stesso tempo celebriamo, adoriamo, contempliamo: attraverso di essa siamo dentro quel corpo, ne facciamo parte, ed esso è per noi la vita e la risurrezione.

La presenza della Madre al fianco del Signore non è soltanto memoria di Maria accanto al Figlio nella sua passione, ma soprattutto presenza della Chiesa come sposa dell’Agnello e maestra della comunione con lui. Proprio nel gesto di indicare la via della ferita del costato, vera porta regale, essa insegna e testimonia quale sia la chiamata di ogni creatura umana alla partecipazione reale al mistero attraverso il corpo del Signore. Se osserviamo bene gli occhi dello Sposo, ci rendiamo conto che non sono quelli di un morto, perché socchiusi: sono di colui che contempla all’interno del suo stesso corpo il compimento della creazione nuova e l’ingresso di ogni creatura al banchetto della vita eterna, da lui effusa attraverso il sangue e l’acqua. Il risorto ci vede già parte di sé e del regno, mentre noi ancora non possiamo vedere il suo sguardo che pure è rivolto verso di noi. Lo sguardo spalancato della Madre è supplice, come se intercedesse perché quegli occhi socchiusi si aprano finalmente rivelandosi al mondo. «Lo Spirito e la sposa dicono:Vieni! Vieni, Signore Gesù!».

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