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Intervento del delegato del sindaco, Franco Arcidiaco: «Il contatto tra i locali e i nuovi arrivati provoca una conseguenza positiva»

La cultura è strumento dell’inclusione sociale

di Franco Arcidiaco 12/04/2017

Il tema migranti-accoglienzaintegrazione è ormai talmente ricorrente sulle colonne dei giornali e sui social da risultare a rischio di deriva retorica. Se poi aggiungiamo l’aspetto antinomico che riguarda precipuamente una terra come la nostra che da terra di emigrazione è diventata d’immigrazione, il gioco è fatto. D’altra parte non possiamo dimenticare che metà della popolazione italiana è andata via negli ultimi cent’anni, e per la maggior parte si tratta di meridionali; adesso però “i bastimenti” percorrono il cammino della speranza al contrario. Non serve essere un mago della statistica per constatare che la tendenza dell’emigrazione si è rovesciata ed oggi il nostro Paese è diventato, anche se in minor rilevanza rispetto agli altri stati europei, un Paese multietnico.
È evidente che le migrazioni producono effetti sociali considerevo- li a seguito dell’inserimento degli immigrati in un contesto culturale differente da quello d’origine. Il contatto tra i locali e i nuovi arrivati provoca una conseguenza positiva nello scambio culturale per quanto riguarda gli usi, i costumi, i saperi, i valori, le istituzioni.
Ma è innegabile che dall’incontro possano scaturire ostacoli di varia natura, quali la diffusione di atteggiamenti razzistici o il nascere di separatismi e ghetti; proprio qui entra in gioco il ruolo della cultura come strumento di inclusione sociale, che si sta rivelando sempre più centrale di fronte ai massicci fenomeni migratori, dimostrando che possono diventare un’opportunità per un paese come l’Italia che ha raggiunto il punto più basso di natalità nel corso della sua storia. La cultura di un territorio fa riferimento alle molteplici arti che si sono sviluppate in esso, ma anche alle esperienze, conoscenze, storie di vita delle persone che hanno vissuto e vivono in quel contesto. Il territorio non può essere inteso solo come luogo fisico, ma come l’insieme delle culture, delle relazioni, degli attori che hanno vissuto e fanno riferimento ad esso. Nel territorio la cultura tende ad assumere nuovi ruoli e nuove funzioni. Una cultura che promuove accoglienza, che costruisce benessere, che arricchisce il turismo, che produce sviluppo economico, che crea nuovi linguaggi, che educa e forma le nuove generazioni.
È fondamentale però rafforzare «dal basso» il dialogo interculturale.
Dal 7 al 14 maggio prossimi a Torino si svolgerà il “Festival della Cultura dal Basso” che sarà realizzato con il sostegno della Compagnia di San Paolo e dell’assessorato alla Cultura della Città di Torino. L’obiettivo è insegnare a lavorare per migliorare la percezione di un territorio e la qualità delle relazioni tra le persone. Si tratta di un’esperienza che intendiamo replicare nella nostra città ed in questa direzione ho già avviato i contatti con gli organizzatori piemontesi.
Un altro esperimento che stiamo avviando nella nostra città riguarda da vicino la letteratura o meglio la narrazione, il tema del progetto è il racconto e la tradizione orale quale strumento per facilitare la lotta contro la discriminazione e l’emarginazione, per una riqualificazione del tessuto culturale nelle periferie dell’Europa. Alla base c’è la convinzione che «ascoltare e raccontare storie è uno dei principali e fondamentali bisogni dell’uomo». L’esigenza della trasmissione orale, nasce come diritto a esprimere noi stessi. Queste tematiche saranno al centro della Fiera “San Giorgio una Rosa e un Libro” che si svolgerà nella nostra città presso il Palazzo Corrado Alvaro, ex Provincia, i prossimi 21, 22 e 23 aprile.

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