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Maglia nera al Sud, Calabria e Puglia denotano piani anticorruzione fragili

Se il virus della corruzione contagia la sanità

di Francesco Bolognese 13/04/2017

La Sanità è “ammalata”, quella del mezzogiorno in modo particolare. E non solo per la costante “emigrazione” verso lidi del centro nord più salutari, ma anche per la presenza di un virus noto ma per il quale non si è ancora trovato il “vaccino”: la corruzione.
“Gli interventi normativi e gli strumenti di prevenzione e contrasto che sono stati introdotti all’interno delle strutture sanitarie hanno potuto arginare ma non eliminare del tutto la corruzione, che nell’ultimo anno ha coinvolto il 25,7% delle Aziende sanitarie. La distribuzione del fenomeno non è la stessa su tutto il territorio: la maglia nera va al Sud, dove le strutture in cui risulta almeno un episodio di corruzione sono il 37,3% del totale”.
I comparti a rischio “risultano essere quello degli acquisti e delle forniture, le liste d’attesa e le assunzioni del personale”.
A (ri)mettere il dito sulla piaga è un’indagine “condotta dal Censis sulla percezione dei responsabili della prevenzione della corruzione di 136 strutture sanitarie nell’ambito del progetto “Curiamo la corruzione” coordinato da Transparency International Italia, in partnership con Censis, Ispe Sanità e Rissc, e finanziato nell’ambito della Siemens Integrity Initiative (www.curiamolacorruzione.it)”.
Il quadro “clinico” è variegato.. Infatti “all’interno del sistema sanitario permangono ancora forti differenze tra Regioni e aree territoriali, sia nella qualità che nella quantità degli strumenti attivati. Ventiquattro strutture, pari al 17,6%, di cui ben 16 del Nord, si classificano nella fascia di rischio basso. Sono invece 20 le strutture sanitarie, cioè il 14,7%, che presentano una percezione di rischio alto, e tra queste 9 si trovano al Sud”.
Lo screening, effettuato da Rissc, sui Piani anticorruzione di tutte le aziende sanitarie, evidenzia “che il 51,7% delle strutture non ha adottato dei Piani anticorruzione adeguati. Le Regioni con la qualità media dei Piani più bassa sono la Calabria e la Puglia”.
Tra gli antidoti più efficaci “per contrastare la corruzione”, spiccano “la formazione e la sensibilizzazione dei dipendenti, più dell’aumento dei controlli sulle spese (45,0%) e sulle procedure di appalto (37,4%): solo nelle Regioni del Sud i responsabili della prevenzione mettono al primo posto i controlli sulle spese.”

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