accedi | registrati | 23-9-2017

Educare alla cittadinanza

Compito della scuola è anche proporre discipline in un panorama aperto

di Andrea Casavecchia 13/04/2017

Quando si parla del sistema di istruzione si tende a privilegiare il suo rapporto con il mercato del lavoro. Si corre il rischio, però, di dimenticare il suo compito, fondamentale per le società democratiche, di promuovere il senso civico: quella capacità che alimenta nelle persone la corresponsabilità verso la comunità in cui si vive e la solidarietà verso gli altri con i quali si vive.
Come affermano alcuni è avvenuta una conversione a U nella programmazione educativa che è passata dal “teaching to knowledge” al “teaching to skill” (dall’insegnare per la conoscenza all’insegnare per rendere abili). Senza togliere nulla all’importanza di promuovere le abilità delle persone per facilitare il loro accesso al mondo della produzione, rimane essenziale per una vita personale e comunitaria acquisire conoscenza, che significa capacità di discernere e di giudicare, perché così ci si può orientare nel mondo senza diventare “schiavi di qualcuno”.
In un tempo come il nostro che fatica a fornire punti di riferimento, su cui impostare un proprio progetto di vita, e privilegia le scelte continuamente reversibili, i giovani e gli adolescenti pagano il costo più alto perché rimangono privi di termini di paragone con cui confrontarsi: siano essi dei sistemi di valori, una fede religiosa, dei testimoni autorevoli e credibili… Tutto è messo in discussione. C’è invece una dimensione etico-normativa basilare, con la quale confrontarsi, per costruire la propria storia e per imparare a vivere con gli altri. In assenza di questa dimensione si finirà per concentrare tutto su se stessi con la conseguenza di corrodere i legami e di aumentare i processi di disgregazione sociale.
Significativi sono i risultati di una ricerca, condotta dalla sociologa Maddalena Colombo, su “Adolescenti italiani e cultura della legalità”. È stato chiesto agli intervistati: “Cosa ti spinge a rispettare le regole più importanti?”. Le risposta, che hanno riscosso più consensi, sono state la “mia coscienza” con il 43,4% delle risposte ed “educazione familiare” con il 37,5%, mentre “la convivenza” con il 13,1%, “la Costituzione” o “la mia religione”, rispettivamente con il 4,4% e 1,6%, hanno riscosso poco successo.
Ci si accorge, allora, che i parametri di giudizio per i ragazzi e le ragazze ruotano su loro stessi o sulle loro ristrette sfere private, difficilmente riescono a immedesimarsi con un “altro generalizzato”, elemento fondamentale perché si generi solidarietà e coesione sociale.
Rimane importante il compito della scuola di educare alla cittadinanza, che non significa realizzare gli obiettivi di un’unica materia, ma proporre discipline in un panorama aperto che alimenti nei ragazzi la comprensione nel discernimento.

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