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L’uno per l’altro, nell’ordinarietà di un’accoglienza tra pari.

Omar, dal deserto al progetto «Ritornare in Africa da medico»

di Redazione Web 21/04/2017

di Alessandro Cartisano - Casa Anawim è un luogo dove le storie si intrecciano, si aggrovigliano fino a sembrare tutte uguali. Ma così non è. C’è una grande testimonianza di coraggio di un ragazzo, apparentemente come tanti, accolto nel mese di agosto 2016 proprio in questa casa–famiglia a pochi passi dalla stazione centrale di Reggio Calabria. La sua storia parte dall’Africa, dove è nato, dove le lacune sanitarie, colmate da cure palliative al suo gravissimo problema polmonare, non gli garantivano la sopravvivenza. La sua esperienza, però, è pari a quanti vivono il grande esodo dell’immigrazione derubricato da tanti come un evento sociologico le cui ricadute umane, spesso, vengono del tutto ignorate. Dopo tanti tentativi, con il cuore in mano e il coraggio nelle gambe, il ragazzo affronta solo prima il deserto e poi il mare per provare a risolvere il suo problema di salute e poter così continuare a vivere. Nonostante i suoi limiti fisici e gli ostacoli incontrati, nel giugno 2016 raggiunge le nostre coste. Attraccato a Reggio Calabria grazie ad una delle tante “navi salvavita” impegnate nel Mediterraneo, insieme a tanti altri ragazzi come lui, sbarca e viene trasferito d’urgenza agli Ospedali riuniti nel quale resta per qualche giorno.
Subito dopo viene trasferito all’Ospedale di Messina e qui, finalmente, subisce il delicato intervento salvavita, ultimato fortunatamente con successo, al quale però segue una lunga riabilitazione.
In quei due mesi dediti al recupero fisico si è dato da fare imparando da solo l’italiano e, studiando con costanza e impegno quotidiano, è riuscito ad apprendere la nostra lingua aggiungendola alle ben otto che già conosceva. Dopo questo lungo periodo in Ospedale, arriva a Casa Anawim (centro di prima accoglienza per minori stranieri non accompagnati) e nel mese di settembre inizia a frequentare la scuola, gli scout, e svolge diverse attività all’interno e all’ esterno della Casa. Omar è un ragazzo fortunato perché grazie al suo coraggio è riuscito a salvarsi per ben due volte, sopravvivendo alla sua malattia e al faticoso viaggio della speranza verso l’Italia. Ha un sogno: diventare medico e tornare in Africa ad aiutare il suo popolo. Abbiamo imparato molto da questa storia di speranza e crediamo che la vita sia somma di molte cose, sia intreccio di condivisione e di amore, e che il filo conduttore di tutto ciò è dettato dal sussurro leggero del nostro Padre. Da questa esperienza di straordinaria umanità è facile dedurre un insegnamento che è valido per tutti gli ospiti di Casa Anawim, ossia che la vita è somma. Somma di gioia, di speranza, di bellezza e di strada. È somma di paura di scegliere, di discese facili e salite faticose, di attimi, giorni, mesi e anni. È somma di respiro, di esperienze vissute, di racconti e di relazioni. È somma di legami, di cuore, di sangue che scorre, di ferite e di sorrisi. È somma di libri a ricordar la memoria, di azioni, di colori, di memoria, di sogni, e di grandi progetti. La vita è somma di treni, di fermate mancate, di cadute e di cicatrici. È somma di bellezza di vivere, di coraggio di sperare. È somma di sorrisi, di baci, di pensieri, di voli, di arcobaleni, di terra e cielo. È somma di bianco e nero, di stelle cadenti, e di luce. Somma di corpi, di volti, di cuori, e di madri. La vita è somma di persone che formano la storia, di braccia aperte che accolgono il mondo. La vita è somma di gioia di vivere.

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