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Africo, il bene sequestrato e riconsegnato alla comunità

Nella villa del boss Mollica nasce un centro per i disabili

di Toni Mira 09/05/2017

Da villa lussuosa di una “famiglia” di ’ndrangheta a centro per aiutare le famiglie con figli disabili. Succede ad Africo, piccolo centro della Locride, terra purtroppo famosa per le potenti e violente cosche, terra di sequestri di persona e di traffici di droga, insanguinata da terribili faide. Ma dal 20 maggio la villa confiscata a Domenico Antonio Mollica, boss della cosca Morabito, sarà luogo di vita e di speranza. Progetto “Perfetta laetitia-San Leo”, é il nome dell’iniziativa promossa dalla Diocesi di Locri-Gerace, dal comune, dalla parrocchia SS. Salvatore e dal Centro diocesano famiglia, assieme alla Comunità Papa Giovanni XXIII. Domenica è stato presentato ai cittadini di Africo, ma non è stato facile superare resistenze nel paese e nella stessa comunità parrocchiale. Paura e “rispetto” nei confronti del mafioso, in carcere al 41bis, e del quale un collaboratore di giustizia ha detto che «é una persona della quale c’è da avere paura solo a parlarne». Lo dimostra il fatto che malgrado i fondi pubblici spesi per ristrutturarla, la villa sia rimasta fino ad ora inutilizzata. Ma ora si parte finalmente e convintamente, come conferma il giovane sindaco Francesco Bruzzaniti, eletto sei mesi fa dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione della ’ndrangheta e un commissariamento di due anni.
«Siamo molto convinti di questa scelta – dice –. È un’occasione che non possiamo perdere. Non è l’unico bene confiscato e non sarà l’ultimo. Un’altra villa ospiterà i ratrico. gazzi del Servizio civile mentre su un terreno stiamo realizzando l’isola ecologica». Scelte importanti e simboliche. La villa era di Rocco Morabito, latitante da 23 anni, il secondo dell’elenco dei principali ricercati dopo Matteo Messina Denaro. Anche questa villa é stata ristrutturata ma poco prima dell’inaugurazione qualcuno ha rubato il quadro elet- «Un danno di 3mila euro – spiega il sindaco – ma lo abbiamo riparato e così partiremo presto».
Intanto tra undici giorni parte il centro per disabili, un’iniziativa fortemente voluta e sostenuta dal vescovo Francesco Oliva. «Questo é un progetto condiviso col comune, c’è sinergia. Auguro a questa amministrazione di rimboccarsi le maniche anche per combattere certa “cultura”, anche disposti a pagare perché la gente vede poi i risultati. Come Diocesi – assicura – siamo parte del progetto. E se c’è il vescovo – aggiunge rivolgendosi ai cittadini di Africo – i fedeli non devono avere paura di quello che si fa». Anzi, promette, «come Diocesi troveremo delle risorse per sostenere il progetto. Non c’è altra finalità – rassicura il vescovo – che il camminare insieme, nella solidarietà, altrimenti non saremmo qui come Chiesa. Quindi – insiste Oliva – non dovete avere sospetti su altro». Parole chiare come quelle con cui invita a collaborare. «Stiamo partendo con un’opera che è un segno di solidarietà verso gli ultimi, verso famiglie spesso sole, che vivono una situazione di deserto. Questo vale soprattutto per la comunità cristiana. Un cristiano non sta seduto, non chiude gli occhi ma si sporca le mani, fa propri i problemi del territorio. E lo sviluppo di questo territorio é possibile se non ci si chiude, se si creano ponti, alleanze». É l’invito che fa anche don Piero Romeo, vicario diocesano per la famiglia. «Siamo qui per stimolare la vostra bravura, le vostre professionalità. La comunità ci deve mettere del suo». Come Silvia e Giuseppe che da 25 anni hanno in affido un disabile grave e che raccontano la loro esperienza con Biagio, e la nascita dell’associazione “Fiori gioiosi”, collegata alla Giovanni XXIII e sostenuta dalla Diocesi, che ora opererà anche a Africo. «Il Signore ci ha chiesto di essere testimoni e vicini alle altre famiglie come la nostra. É bene che chi è qui accolga questa idea come una possibilità, così come abbiamo fatto noi». «Vogliamo metterci in rete con voi e per questo chiediamo il vostro appoggio», dice anche Irene, responsabile dell’associazione. Si alzano tante mani. Mamme e giovani. C’è disponibi-lità, c’è voglia di aiutare. Appuntamento per tutti il 20 maggio in quella villa dove la speranza vince sulla morte.

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