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Don Umberto Lauro: “il mio parroco”. Così lo ricorda un parrocchiano

Da quasi quarant’anni vicino alla gente del “Rione Ferrovieri”

Il prete attento ai segni dei tempi

di Redazione Web 03/08/2016

Con questa espressione mons. Giuseppe Agostino, originario del Rione Ferroviere, definiva il nostro carissimo Don Lauro. Credo che tutti i fedeli della sua parrocchia si ritrovino in questa indicazione. Dei suoi 75 anni di vita e dei suoi 50 anni di sacerdozio, ultimamente festeggiati assieme a don Nino Iachino e a don Nino Palmenta, la maggior parte l’ha trascorsa proprio al Sacro Cuore. Iniziò a lavorare in parrocchia subito dopo l’ordinazione sacerdotale. La bolla che lo nomina “vicarium substitutum Paroecialis Ecclesiae S. M. de SUCCURSU, Oppidi Rhegii” di don Antonino Meduri, porta però, la data del 21 luglio 1971. A parte la data e il nome, si trattava, però, della parrocchia attuale, che solo nel 1979 fu intitolata al Sacro Cuore ai Ferrovieri, distinguendola dall’altra, dedicata alla Madonna del Soccorso. Si allontanò soltanto per un breve periodo di quattro anni, essendogli stata affidata la parrocchia di Terreti. Atteso con trepidazione, rientrò in parrocchia, prendendo canonico possesso il 9 gennaio 1977. Ordinato nel 1966, dopo poco più di dieci anni di preparazione, se così si può dire, era nel pieno della sua maturità pastorale, per prendere in mano la parrocchia e guidarla con competenza e sicurezza. Questo si evince dal discorso di insediamento, dove ha fissato alcune linee guida, che ne dimostrano chiaramente le sue indubbie doti di pastore di anime. Questi i punti fermi, che ha magistralmente espresso: “Affidandomi la cura di questa comunità, il Vescovo mi ha consegnato, pochi minuti fa, il libro e il calice. Il libro della Parola di Dio e il calice della celebrazione eucaristica richiamano il dovere di svolgere tra di voi la funzione di insegnare, santificare e governare, giusti gli orientamenti del Concilio Vaticano II”. Cfr. il Decreto presbyterorum ordinis sul ministero e la vita sacerdotale del 7 dicembre 1965. Don Lauro ha chiaro il quadro del suo impegno in parrocchia e a questo si è sempre ispirato nel suo lungo impegno pastorale e continua al presente. L’annuncio è la base di partenza perché ogni uomo ha diritto a conoscere la parola di Dio. La santificazione passa soprattutto per la celebrazione della Santa Messa, da considerare il centro e il culmine della vita cristiana, unitamente alla somministrazione degli altri Sacramenti: non c’è vita cristiana senza vita sacramentale. Viene poi il governo della parrocchia con tutte le sue incombenze, che fanno parte integrante del ministero sacerdotale. La conoscenza dei fedeli laici è il punto di partenza, segue lo studio del territorio e delle sue problematiche, le associazioni faranno di supporto, ecc. Un programma corposo che don Lauro ha cercato sempre di attuare, adattandolo ai tempi e alle nuove situazioni. Si era partiti dal vecchio Rione Ferrovieri per arrivare oggi ad una situazione multietnica e multirazziale, che ha cambiato radicalmente il volto della zona. D’altra parte questo è l’impegno dei parroci, stare vicino ai parrocchiani, i quali dovrebbero ricambiare. Ho scritto nella Storia della parrocchia S. Maria Odigitria in Reggio Calabria che “Parrocchia” è voce dotta di origine greca, composta da “parà” vicino, presso e “oikia” casa, abitazione, famiglia, casato, schiatta. La parrocchia sarebbe dunque un edificio diverso dalle case di civile abitazione, ma vicino ad esse; allo stesso modo il “parroco” deve stare vicino ai fedeli laici affidati alle sue cure. In particolare si segnala quello che egli ha definito un sogno. Con tenacia e determinazione è riuscito a dotare la parrocchia di una casa estiva di ristoro e formazione, soprattutto per i più giovani. Don Umberto ha avuto il dono di suscitare sempre intorno a sé entusiasmo e partecipazione. Grande aiuto ha avuto dalle suore elisabettiane, appartenenti alla Congregazione fondata dalla Beata Elisabetta Vendramini. Della importante presenza dei laici in parrocchia lo attestano numerose testimonianze. Per chi volesse conoscere nei dettagli non solo l’opera ministeriale di don Lauro, ma l’intera storia della parrocchia, mi permetto di segnalare il corposo volume scritto dalla professoressa Caterina Maria Marra, Dal passato semi di speranza per il futuro. Don Lauro, memore del detto latino “Verba volant, scripta manent”, ha fatto bene a far pubblicare la storia della parrocchia. Mi sembra doveroso, per completezza di trattazione, aggiungere che egli non è rimasto rinchiuso nello stretto ambito parrocchiale. Ha messo a disposizione i suoi talenti e ha operato molto bene in ambito diocesano, svolgendo due impegni notevoli, dei quali un rapido accenno. È stato per lunghi anni assistente spirituale della Consulta delle aggregazioni laicali, l’associazione che riunisce a livello diocesano i gruppi di ispirazione cattolica. Si è speso affinché essa non fosse una semplice assemblea di partecipanti. Il lavoro ha dato frutti positivi, che si manifestano soprattutto nell’uso di un linguaggio univoco, condiviso, chiaro e comprensibile. Nei fatti è stata superata la babele linguistica, che si tramutava in babele culturale, educativa e religiosa, con danni notevoli. Altro impegno fondamentale don Lauro lo ha svolto in ambito educativo propriamente detto. Per molti anni è stato a capo dell’Ufficio diocesano dell’Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole pubbliche. Anche in questo settore delle nomine ai laici ha operato con acume, correttezza e sensibilità, una volta venuta meno la disponibilità dei sacerdoti all’impegno nell’IRC. Molto altro si dovrebbe e si potrebbe scrivere del carissimo don Umberto giubilante.

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