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Il direttore del MArRC Carmelo Malacrino spiega come sono stati raggiunti cinquantamila visitatori in più nell’ultimo anno

«I beni culturali sono una risorsa»

di Federico Minniti 16/05/2017

È il primo direttore del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria. Carmelo Malacrino in due anni alla guida del MArRC ha dimostrato dinamismo. «Il Museo – ci dice – deve diventare il “salotto” della Città. Non solo un “contenitore” di beni, ma lo spazio baricentrico di una storia».

Beni culturali e identità territoriale, un legame indissolubile.

Siamo nel cuore della Magna Grecia: il Museo non può prescindere dal legame strettissimo con tutte le risorse del territorio.

Come rinsaldarlo, allora, questo legame?

Un reperto acquista il proprio valore solo all’interno di una narrazione, altrimenti resta un oggetto muto. Reggio Calabria ha bisogno di una prospettiva consapevole verso la quale tutti quanti far convergere le proprie energie, senza sovrapposizioni.

Partendo dagli Enti Locali. Quali sono i rapporti?

Abbiamo imbastito una serie di iniziative con il sindaco Falcomatà: il rapporto è assolutamente sinergico. Vorrei precisare che non è un unicum: altrettanto preziose sono la collaborazioni con il Consiglio regionale della Calabria e con il Parco Nazionale dell’Aspromonte. Con quest’ultimi stiamo incentivando il sintagma “cultura–natura” che dobbiamo necessariamente rinforzare per implementare al meglio la capacità attrattiva di questo territorio.

Tra gli attrattori ci sono anche i Bronzi di Riace che spesso vengono invitati in lunghe trasferte.

Non vedo per quale motivo le statue si debbano spostare; intanto, la commissione nominata proprio in occasione dell’Expo ne ha determinato l’assoluta fragilità.

Oltre che custodirli, occorre anche valorizzarli. Secondo lei come?

Recentemente il ministro Franceschini ha affermato di voler promuovere un’iniziativa ad hoc con l’Enit e personalmente ho avuto l’occasione di incontrarne i vertici. I Bronzi di Riace saranno il simbolo turistico della Calabria e dell’area dello Stretto.

Vi è una collaborazione concreta con Messina?

La sinergia è fatta di risultati. Noi stiamo cercando di lavorare in questa direzione con iniziative estive basate sull’asse Reggio– Messina. Si tratta di proposte culturali che riscoprono un valore: nell’antichità, infatti, le due città facevano parte della stessa sfera di interesse; quella attuale è solo una separazione amministrativa.

Lei ha parlato di risultati. Quali sono?

Aver portato oltre duecentodiecimila visitatori nel 2016; questo dato ci chiarisce quello che è il potere del Museo in un’ottica di valorizzazione a sistema.

Sta parlando di una lavoro di squadra?

Ci dobbiamo estremamente rinforzare in un supporto reciproco.

Questa rete esiste o no?

Stiamo cercando di costruirla: la rete la fanno le Istituzioni e le persone. L’importante è che ci sia la volontà. Detto questo tutti quanti ci dobbiamo rimboccare le maniche e darci degli obiettivi.

Come quelli dati dal co– marketing regionale con i Bronzi sulle fusoliere Alitalia?

Bisogna lavorare su un doppio binario: ricomporre il sentire identitario della comunità locale e poi lavorare sul turismo.

Quanto è penalizzante la carenza di collegamenti?

Senza infrastrutture si resterà sempre nel novero delle potenzialità.

Il volano potrebbe essere proprio la cultura?

Sarebbe opportuno monitorare gli arrivi a Reggio Calabria e gli spostamenti all’interno del territorio. Vediamo un’ottima presenza di francesi, tedeschi e greci in tutti i mesi dell’anno, mentre gli italiani si concentrano prevalentemente nei mesi estivi.

Reggio potrà vivere della sua storia millenaria? I fondi comunitari possono essere in questo senso una risorsa?

È nostro dovere come Istituzioni quello di offrire opportunità e speranza alle giovani generazioni. Spetta a noi trovare quelle piccole o grandi occasioni per arricchire il curriculum delle tante risorse professionali di questo territorio. In questo senso i fondi europei devono servire per “trattenere” qui queste intelligenze.

Eppure si legge spesso dei volontari nei musei?

Le associazioni fanno tanto per sensibilizzare i cittadini e per supportare le Istituzioni nello svolgimento del nostro lavoro. Appurato ciò, è pacifico che le competenze restano in capo alle professionalità.

Cosa pensa del nuovo Museo civico?

Reggio Calabria, avendo cambiato così tante volte la propria immagine, ha bisogno di un museo che racconti questa storia. Il museo civico sarebbe un tornare indietro, invece dobbiamo pensare ad una cosa nuova che ci possa allineare alle tante città europee che raccontano la propria essenza, grazie anche all’ausilio delle nuove tecnologie. Per questo servono nuove professionalità.

Come?

Partendo dall’alternanza scuola– lavoro. Questo delle volte ci comporta delle difficoltà logistiche, però rimane un’esperienza importante per i ragazzi.

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