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Ladiana: «Primavera mai esistita. Il Modello Reggio? Antievangelico»

«La città è stata saccheggiata»

di Davide Imeneo 18/05/2017

Padre Giovanni Ladiana saluta Reggio. Lo fa dalle colonne de L’Avvenire di Calabria: «Tutte le volte che vado a Ortì è come salire sul ginocchio di Dio. È lì che il Padreterno mi ha consentito di guardare dal suo punto di vista questa città».

Tredici anni di frontiera.

La gente si è convinta che io sia il prete anti–’ndrangheta. Niente di più sbagliato. La gente sa quello che è pubblico; ma io in tredici anni ho raccolto lacrime per dieci ore a giorno. Essere preti che cos’è se non questo? Se ho lottato contro la ‘ndrangheta, l’ho fatto perché non potevo essere indifferente.

Un’esperienza che, però, parte da lontano.

Ho vissuto cinque anni all’Isolotto di Firenze, dove le cose sono meno palesi, ma non per questo meno gravi. Altri undici anni li ho trascorsi a Catania, in particolare a Librino. Un anno anche in Messico. E prima di arrivare a Reggio sono stato sei anni a Scampia.

Poi l’arrivo in riva sullo Stretto.

Nei miei primi passi a Reggio, mi sono fatto guidare dal profeta Geremia e dalla scrittrice Etty Hillesum. Loro mi hanno aiutato a rinsaldare la mia chiamata.

Una chiamata messa a dura prova.

Quando fui minacciato di morte, mi confrontai con il Provinciale: ci siamo presi un anno di tempo per capire se restare o andare via. Fu una scelta sofferta, ma tutti erano concordi che io dovevo restare qui, anche a costo di dare la vita.

Soprattutto adesso che è un tempo in cui la magistratura sta cercando di fare chiarezza sul recente passato.

In questa Città non ci voleva niente a capire – sin da quegli anni – che il Modello Reggio era antievangelico. Stiamo vivendo una stagione in cui la solidarietà è considerata stupidità. Oggi quando si pensa a una città di successo si pensa alla “Roma da bere”. Qui non c’è stata solo la politica corrotta, ma anche la classe dirigente, i professionisti, tutti hanno guadagnato da questa impostazione della vita.

Ti riferisci al famigerato comitato di potere?

C’è qualcuno che si è preso pure il lusso di criticare le interdittive antimafia. Ma come si fa? Ci si è interrogati sull’effetto sulle speranze della gente, sui ragazzi a cui hanno ucciso il futuro?

I giovani, spesso, usati solo per fare proclami.

Il caso di Maria Rita Logiudice è emblematico. Il vero motivo perché la gente sceglie di andarsene è che ribellarsi non serve a niente.

Spiegati meglio.

Bisogna guardare agli interessi occulti, che sono i “manovratori” alle spalle della politica. Davvero ci voleva la magistratura per capire che Paolo Romeo era il padrone di questa città?

Eppure Reggio alle ultime elezioni ha votato in discontinuità.

Uno dei motivi per cui mi sono fatto un sacco di nemici è stata una mia affermazione. Ho detto che è una bugia affermare che Italo Falcomatà era la “primavera” della Città. Non mi riferisco a questioni giudiziarie, ma mi chiedo: come facciamo a non capire che la “primavera” non si riconosce da un fiore, ma da un prato fiorito?

Un’alternativa potrebbe essere, quindi, l’impegno diretto dei movimenti.

Ti riferisci a RnT? Lo escludo. Diciamocelo chiaramente: adesso quanto potrebbe prendere il partito di ReggioNonTace? Il 3%? Il 5%? E poi? Tutti qui fanno i conti con i “piccioli”, tutti. Tu non puoi stare nel governo. Non puoi farlo per una questione di credibilità e coerenza.

Ma quindi non si può fare nulla?

Dobbiamo riprenderci la “voce”; dobbiamo ripensare il concetto di partecipazione. Quello è il vuoto che ReggioNonTace vuole e deve colmare.

Questo è l’unico strumento per sconfiggere la ‘ndrangheta. Lottare contro la ‘ndrangheta è la conseguenza, non il fine.

Adesso ti aspetta una nuova avventura in Puglia.

A Bari non andrò a riposarmi: la Sacra corona unita è il patto tra le tre mafie per la gestione della costa adriatica. Bari e Taranto stanno in mano alla ‘ndrangheta. Devo trovare anche lì il punto di vista giusto.

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