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A ottobre partirà la prima marcia panafricana in cui raggiungerà il suo Congo

I passi di John contro la «guerra economica»

di Federico Minniti 19/05/2017

Vive in Italia da 24 anni, John Mpaliza. Dopo l’esperienza nei campi di Rosarno ne ha fatta di strada fino a raggiungere il traguardo del «posto fisso» nel comune di Reggio Emilia. Ingegnere elettronico, arriva dal Congo. La sua partenza a cavallo tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio dell’ultimo decennio del secolo scorso lo ha condotto prima in Algeria e poi in Europa. Un cittadino del mondo che però non ha mai dimenticato il suo paese d’origine: «Grande otto volte l’Italia, un paradiso terrestre». Uno dei polmoni del pianete, dove però è in corso – a suo dire – una «guerra silenziosa che sta costando oltre 8 milioni di morti». La sua presa di coscienza è arrivata tornando in Congo nel 2009. Da quel momento la sua vita è cambiata: è diventato il “Peace Walking Man” per via delle sue marce che hanno coinvolto migliaia di persone e che lo hanno portato a lasciare il suo lavoro. «Vivo di poco, ma è tanto rispetto alla situazione in cui versano i bambini congolesi».
Lotta John per i loro diritti, lo fa provando a sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma del Coltan, un minerale i cui giacimenti risiedono maggiormente proprio nel Congo. «La politica nel mio paese non esiste – ci dice – è completamente asservita alle Multinazionali. Sono gli interessi economici a far ribaltare i governi e a far scaturire i conflitti fra connazionali. Non c’è nessuna guerra di religione, ma solo uno scontro che parte e finisce per motivi finanziari». Ma perché accade tutto questo? Il coltan è il minerale alla base degli smartphone.
«Oggi ognuno di noi ne possiede almeno uno. Ma ci siamo mai chiesti da dove arrivano le materie prime per costruirle?». Una ricchezza territoriale che riduce in schiavitù, soprattutto le fasce più deboli. «Le donne sono in gran parte violentate, mentre i bambini sono costretti a lavorare senza essere nemmeno pagati», ci dice. Ha già girato l’Europa: Bruxelles e Helsinki, le capitali continentali raggiunge a piedi, passo dopo passo, delle volte da solo, delle volte in compagnia. «Provando continuamente a sollecitare tutti a una presa di coscienza su un problema che non può essere ignorato ». Ma come migliorare la situazione? Con un consumo critico. Perché se il profilo produttivo logora, ad uccidere è quello dell’eliminazione dell’eccedenze. «In Congo c’è la più grande discarica del mondo di materiale elettrico», spiega John, «il tutto senza rispettare alcun criterio a salvaguardia della salute e della natura ». Un percorso che adesso si arricchirà di una nuova avventura: la marcia panafricana. Dal Sudafrica al Congo per parlare direttamente a chi vive il problema di come provare ad uscirne.
Un’oasi nel deserto, quella di John, a cui non manca la combattività. «Di cosa devo avere paura? Tanti dei miei parenti sono già morti, lo devo a loro». Nei suoi viaggi, John Mpeliza non manca di attraversare spesso la Calabria e lo Stretto. «Qua esiste la mafia, anche qui sono i giovani a dover alzare la testa», afferma congedandosi dal nostro taccuino.

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