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La storia di J. a Reggio Calabria e di sua sorella a Lampedusa

La storia di due fratellini divisi dal Mediterraneo

di Redazione Web 21/05/2017

di Daniela Fassini - J. è un bimbo ivoriano. Ha solo 6 anni. È arrivato a Reggio Calabria, da solo, circa un anno fa. «Era accompagnato da un uomo, adulto. Abbiamo capito che non era un parente diretto e, insospettiti abbiamo avvisato la Questura» racconta Giovanni Fortugno, responsabile immigrazione dell’Associazione comunità Papa Giovanni XXIII. Dal 2013 Fortugno è una presenza continuativa durante gli sbarchi delle navi che arrivano cariche di migranti soccorsi nel Canale di Sicilia. «J. è stato subito affidato a noi e abbiamo iniziato a fare le ricerche e siamo riusciti a rintracciare la madre, che vive in Francia» prosegue Fortugno. J. racconta di aver fatto il viaggio con una zia e la sorellina. Ma nel deserto, la jeep su cui stavano viaggiando si è ribaltata. La zia si è rotta una gamba e non ce l’ha fatta a proseguire il viaggio. Hanno separato il fratello dalla sorella. Lui è arrivato a Reggio Calabria, la sorella a Lampedusa. «Con Save the children abbiamo ricostruito la sua storia e abbiamo preso contatti con la Procura di Reggio Calabria per sollecitare il ricongiungimento familiare con la madre ». Ma, sottolinea l’operatore, non è sempre J. ha potuto riabbracciare sua madre, giunta in Italia, solo due settimane fa. Il viaggio del ricongiumento è stato pagato dall’Associazione. «Purtroppo i tempi di Palermo sono più lunghi e la madre è stata costretta a rientrare in Francia da sola col piccolo. Ci siamo fatti carico del viaggio perchè la madre dovrà ritornare in Italia, speriamo a breve, per prendere anche la sorellina. Ma non ha poi così tanti soldi per ripagarsi un altro biglietto». J. adesso è in Francia ma non ha dimenticato la sua 'famiglia' italiana. «Ci scrive sempre su Facebook – conclude Fortugno – dice che la madre lavora sempre così immediato e facile. «Da una parte una madre che lavora in un albergo e dall’altra due fratellini separati, uno a Reggio Calabria, accompagnato da un uomo e la sorellina a Lampedusa. Volevamo capire bene cosa c’era dietro l’arrivo di questi due bambini – prosegue – grazie al tempestivo intervento della Procura di Reggio Calabria siamo riusciti alla fine a fare il ricongiungimento con la madre. Purtroppo lo stesso non è avvenuto con la sorellina a Lampedusa, perchè la Procura di Palermo ha bisogno di più tempo». ed è spesso solo e che ci ricorda sempre».
J. è solo uno dei tantissimi minori soli che sbarcano sulla banchina di reggio Calabria: già 700 in questi primi mesi del 2017. Il 60% dei minori che viaggiano soli hanno circa 15 anni. Ma ci sono anche bambini più piccoli, come J. e anche ragazze di 14-16 anni. Quest’ultime purtroppo spesso vittime di tratta. «In questo momento all’Associazione abbiamo 12 minori soli, di cui 7 in età scolastica – prosegue Fortugno – che frequentano la scuola media». L’allarme di Unicef non lo sorprende. Dopo le 'ondate' di partenze dalle coste libiche, in questo momento, a Reggio Calabria stanno arrivando soprattutto i barconi dalla Turchia, con migranti curdi e siriani. «Il problema dei minori non accompagnati riguarda soprattutto quello di una giusta collocazione – pprosegue – mancano le strutture – e col sistema pensato dalla nuova legge, i minori non vogliono stare nelle famiglie. Hanno progetti diversi. Devono raggiungere altri Paesi e sono venuti qui per lavorare».

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