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La lettera pastorale dell'arcivescovo di Reggio Calabria - Bova a poche ore dall'aggressione ai danni del sacerdote reggino

Don Giorgio, Morosini: «Vorrei incontrare gli aggressori»

di Giuseppe Fiorini Morosini 24/05/2017

La notizia della aggressione a don Giorgio Costantino mi ha raggiunto mentre a Roma, con gli altri vescovi italiani, stiamo riflettendo sull'impegno da riscoprire a favore dei giovani.
Il primo pensiero corre a don Giorgio, per la cui salute ho offerto stamattina la santa messa in San Pietro. So che da lui si è recato il vicario monsignor Giovanni Polimeni ed è circondato dall'affetto dei parenti, di tanti confratelli sacerdoti e di amici.
Il secondo pensiero è di condanna per il vile gesto compiuto. Si rinnova la tristezza e il rammarico per come la violenza sia così feroce anche a livello giovanile, e come la vita umana sia sempre più svalutata.
Ringrazio la Prefettura, la magistratura e le forze dell'ordine, che si sono attivate subito per risolvere il caso.
Mi appello a voi genitori, a voi sacerdoti, a voi tutti educatori: qualunque sia la responsabilità educativa (scuola, sport, associazioni varie, ecc.), mettiamoci tutti in ascolto dei giovani ed interessiamoci della loro formazione, prima di dover piangere per una società, al cui interno la violenza sia generalizzata, in nome di un individualismo che non accetta nessun limite alle proprie emozioni e ai propri desideri.
Mi rivolgo a voi genitori, che ancora bussate alle porte delle nostre chiese per chiedere i sacramenti per i vostri figli. Vi ricordo quanto vado ripetendo: chiedete formazione cristiana e non sacramenti, che si collocano solo in un cristianesimo convenzionale, senza anima e senza fede. Chiedete formazione. Preoccupatevi che i vostri figli seguano un cammino formativo presso i nostri gruppi parrocchiali che li accompagni durante l'età giovanile. Non mollateli sulla strada dopo la prima comunione fatta all'età di 10-11 anni.
Sostenete l'azione educativa della scuola non schierandovi contro di essa per un sostegno antieducativo dei vostri figli, quando sono ripresi per il mancato profitto scolastico o per motivi disciplinari.
Mi rivolgo a voi sacerdoti, catechisti, animatori dei nostri gruppi.
La tentazione di limitarsi solo ad alzare la voce contro i giovani e questi loro gesti delinquenziali è forte. Rigettiamola. Con l'amore di Cristo, che va in cerca della pecora sperduta, ricordiamo che anche questi giovani sbandati ci appartengono. Sono anch'essi oggetto della nostra cura pastorale. Anche per loro Gesù è morto e ci ha inviati per portare ad essi la salvezza. Non dimentichiamo che molti fra loro sono passati attraverso le nostre aule catechistiche. Perché non siamo riusciti a formarli?
Non voglio assolutamente colpevolizzare nessuno: dovrei farlo in prima persona. È il momento per noi della riflessione pacata e di un'azione pastorale rinnovata, che abbia al centro la questione giovanile. Ci stiamo preparando al Sinodo della Chiesa sui giovani. E, in diocesi, stiamo preparando la missione cittadina per i giovani, richiesta dai giovani stessi alla fine del Sinodo diocesano fatto per loro, con loro e da loro. Sosteniamo la nostra riflessione con la fiducia, la speranza, la preghiera.
Prima di concludere affidando alla Madonna della Consolazione le nostre speranze e la nostra azione pastorale, chiedo ai ragazzi, che hanno compiuto questo vile gesto, di volerli incontrare per guardarli negli occhi, ascoltare i loro problemi e poter dare loro il segno cristiano del perdono e della speranza.
Invoco su tutti la benedizione e la misericordia di Dio.

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