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Il sacrificio dell’innocenza

di Silvia Rossetti 31/05/2017

Il concerto di Manchester del 22 maggio scorso era solo una delle tappe del tour della giovane star Ariana Grande, nome di richiamo fra i teenager e icona patinata del mondo occidentale.

Sui giornali abbiamo letto le cronache dettagliate della strage e le riflessioni di psicologi e socioantropologi; né sono mancati gli interrogativi e le ipotesi sulle ragioni della scelta dell’obiettivo da parte dei terroristi: un concerto di inermi ragazzini si trasforma in un’orribile carneficina e subito parte la giostra mediatica.

Sotto la lente di ingrandimento una ferita inattesa e spietata, per la quale spontaneamente si offre la lettura della contrapposizione ideologica fra il mondo dei giovani occidentali e la corrispondente realtà islamica.
Fra i figli dei “crociati” (per citare l’espressione usata nel comunicato jihadista che rivendica l’attentato) il successo di Ariana Grande è stato repentino e ha assunto subito dimensioni mondiali. La star è poco più che una ragazzina statunitense, dalla chioma fluente e la voce da usignolo. Nasce come attrice di sitcom e poi sfonda come cantante solista. I giovani impazziscono per lei: scene isteriche e pose di emulazione. Per le femmine rappresenta un modello suadente, trasgressivo ma in qualche modo omologato, una specie di Lolita rassicurante. Ammicca, danza, allude, ma entro confini impermeabili all’inquietudine. Una edulcorata Madonna (Ciccone) degli anni ’80, per certi versi quasi un manga. Per i maschi è una ragazza copertina, pin up dagli occhi di cerbiatto, una miss da calendario. Il modello che ne viene fuori è esplosivo, secondo alcuni appunto intollerabile alla cultura islamica.

È interessante la presenza di bambini al concerto: Ariana è “trasversale” nelle età giovanili. La mamma l’assiste e la segue nelle sue esibizioni, mantenendole una sorta di candore infantile.

Questa volta la profanazione degli attentatori è stata dunque ancora più profonda: la tragedia non ha soltanto falciato le giovani vite, ha anche stuprato il sogno di migliaia di adolescenti. La disperazione è esplosa in diretta sui monitor, è rimbalzata nelle chat e sui social. Ha brutalmente risvegliato il sonno dell’Occidente, ha intossicato i percorsi della fantasia dei suoi giovani virgulti e ne ha contaminato e leso mortalmente il sogno.

Gli psicoterapeuti, dalle pagine dei quotidiani, invitano gli adulti a liberare i bambini dalla paura e dalla minaccia spettrale dell’imponderabile, che questa vicenda lascia prepotentemente al centro della scena.

Piuttosto sarà indispensabile ritrovare il coraggio del sogno, dopo aver scacciato i mostri della paura. Chissà se il sacrificio assurdo di quelle giovani vite spezzate, assieme alle immagini della solidarietà e dell’umanità potranno restituire una chiave di lettura e di accesso costruttivo alla “realtà”, al di là della ferita.

In queste ore circola in rete un video per spiegare ai bambini i fatti e le ragioni dell’attentato. Una mano tesa a comprendere il tempo in cui viviamo e i suoi drammi, le sue contraddizioni, le sue contrapposizioni. Un’opportunità per soffermarsi sull’egoismo e sulla follia, i due titani che in questa favola noir hanno preteso il sacrificio più estremo: quello dell’innocenza.

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