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Oltre centodiecimila i giovani che hanno scelto questo impegno al servizio della collettività

Quarant'anni fa nasceva «l'obiezione di coscienza»

di Redazione Web 12/06/2017

Il 10 giugno 1977, 40 anni fa, Caritas Italiana firmava la convenzione con il Ministero della Difesa per la gestione dei suoi primi obiettori di coscienza al servizio militare, che entreranno in servizio il successivo 15 settembre. Tra i primi due Alfredo Remedi, della Caritas diocesana di Genova. Da allora sono stati quasi 100.000 i giovani obiettori in servizio civile nelle Caritas diocesane, cui si aggiungono dal 2001 oltre 10.000 ragazzi e ragazze del nuovo servizio civile nazionale.
Mons. Giuseppe Pasini, dal 1986 al 1996 Direttore di Caritas Italiana, racconta in un articolo che «fu nella Presidenza del 14 gennaio 1976 che si parlò per la prima volta in Caritas Italiana di obiezione di coscienza. [...] Nei mesi successivi giunsero alla Caritas Italiana varie sollecitazioni dal Sottosegretario della CEI, mons. Gaetano Bonicelli, per assumere questo impegno nell’ambito della Chiesa, anche per evitare che il fenomeno restasse un'esclusiva delle forze "laiche"».
Mons. Giovanni Nervo, all'epoca Vice-presidente di Caritas Italiana, ricorda in un video come «Ciò che ci spinse a quella decisione fu il Convegno ecclesiale “Evangelizzazione e promozione umana” del 1976. Nella sesta Commissione, che aveva come tema “Evangelizzazione, promozione umana e i problemi degli emarginati in Italia”, tra gli animatori c’era monsignor Giuseppe Pasini. Fu lui che portò all’assemblea generale questa mozione: "La Commissione chiede al Convegno di fare propria la proposta di farsi carico della promozione del servizio civile sostitutivo di quello militare nella comunità italiana, come scelta esemplare e preferenziale dei cristiani, e di allargare la proposta di servizio civile anche alle donne". L’assemblea – un migliaio di delegati e un centinaio di vescovi – accolse la proposta con un lunghissimo applauso. Comprendemmo: "Vox populi, vox Dei". Così Caritas avviò la pratica per la convenzione».
«Nel secondo Convegno Nazionale del Volontariato, promosso dalla Caritas Italiana il 18-20 novembre 1976 - racconta sempre mons. Pasini -, il tema ritornò sotto altra forma, come mozione finale: “I 300 partecipanti al II Convegno Nazionale su 'Volontariato, partecipazione, servizi sociali sul territorio’ tenuto a Sassone (Roma) i partecipanti auspicano che i gruppi di volontariato e tutte le Istituzioni interessate al problema promuovano l’ampliamento del servizio civile alternativo, non soltanto come rifiuto del militarismo, ma anche come forma opzionale di servizio alla comunità, prendendo iniziative perché attraverso una adeguata riforma della legge istitutiva venga tolto ad essa il senso punitivo e sia perciò ridotto alla misura del normale servizio militare”. Nell'estate del ‘77 la Caritas Italiana tenne a Palidoro (Roma) un seminario di studio per approfondire le modalità di realizzazione della Convenzione: vi parteciparono vari organismi di volontariato (Capodarco, don Picchi per il Ceis, ecc.) e anche funzionari Ministero della Difesa». Il 10 giugno 1977 venne stipulata la Convenzione per i primi due obiettori: l'atto formale reca la firma del Vice-Direttore Generale della Leva, M. Pizzullo, e del Vice-Presidente della Caritas Italiana, mons. Giovanni Nervo. La convenzione era dunque era avviata. La formazione degli obiettori fu la prima preoccupazione di Caritas Italiana: «gli obiettori dovevano essere considerati non “manovali” per servizi ai poveri, ma giovani impegnati a rafforzare la propria personalità umana e cristiana, attraverso il servizio, l'interiorizzazione del valore della pace.
Nel tempo, questo importante aspetto si è andato progressivamente meglio articolando: dai convegni e corsi nazionali di formazione si è passati a quelli regionali e diocesani, sia per il numero obiettori che man mano aumentava sia perché le stesse Caritas diocesane venivano investite in pieno anche di questa dimensione formativa dell'esperienza. In questo ambito, rientrano pure le numerose pubblicazioni e i sussidi specifici che la Caritas Italiana e le Caritas Diocesane hanno prodotto in questi anni, così come i convegni e le altre occasioni di studio e approfondimento, nonché la pubblicazione, a partire dal 1980, di una rivista bimestrale particolarmente dedicata agli obiettori Caritas».
Anche la nostra Caritas Diocesana si apre all’accoglienza degli obiettori di coscienza. Agli inizi del 1978 Don Italo Calabrò tiene una prima relazione, al Convegno della Caritas Italiana, ad una sessantina di giovani obiettori provenienti da varie Diocesi d’Italia. Il suo intervento è appassionato, consapevole che si sta aprendo nella Chiesa Italiana un’esperienza destinata a crescere e a cambiare profondamente la cultura e la prassi di educazione alla pace. Il tema dell’educazione alla pace e alla nonviolenza apre nella Caritas Diocesana una grande finestra sull’obiezione di coscienza e il servizio civile. E’ una delle prime Caritas che ha iniziato questa significativa esperienza, di alto spessore pedagogico e testimoniale. In questi 40 anni abbiamo incontrato obiettori e giovani in servizio civile in massima parte, motivati e disponibili ad un generoso impegno di testimonianza, molti si sono inseriti nel volontariato o sono diventati operatori a tempo pieno, tanti altri continuano a tenere alti i valori nei quali hanno creduto e continuano a credere. Il primo giovane accolto dalla nostra Caritas e Sandro Gozzo.
La nostra Caritas ha sempre creduto nelle motivazioni che ispirano l’obiezione di coscienza e il servizio civile e continua ad impegnarsi , pur in diversi contesti rispetto all’inizio, a promuovere iniziative che educhino i giovani al coraggio di tale scelta e a favorire un servizio civile che risponda sempre meglio ai valori ai quali gli obiettori si ispirano. Di fronte alle urgenze della storia, capiamo più facilmente che nessuno ha le “mani pulite” nei confronti della pace. Dobbiamo recuperare, sul tema della pace, nuovo mordente, creatività, vigore. La testimonianza di vita è fondamentale.
Occorre recuperare la sua validità profetica. Profezia è il NO alla guerra, alla violenza. Profezia è il SI al servizio verso gli ultimi. Ultimi dimenticati perché appesantiscono, rallentano il cammino degli altri. SI ad un servizio di promozione umana, di impegno a stare accanto agli ultimi, per lottare in modo nonviolento per chi non può lottare contro le ingiustizie. Tutto ciò è valido oggi come ieri.

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