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Sradicare quell’idea dei boss benefattori

Da tempo è suonata l’ora dell’indignazione di massa

di Ennio Stamile 13/06/2017

Com’era prevedibile sono state tante le reazioni del “baciamano” al boss Giuseppe Giorgi, arrestato qualche giorno fa stipato nel caminetto della sua casa a San Luca, in una brillante operazione condotta dai Carabinieri coordinati dalla DDA di Reggio Calabria. Quel gesto, è emblematico di una modus vivendi ben radicato nelle nostre latitudini, fatto di omertà, corruzioni, connivenze, complicità di una buona parte del popolo Calabrese che con la ‘ndrengheta ha imparato a conviverci, addirittura a giustificarla a volte, soprattutto da parte di parenti, amici, compari e sodali. È capitato nelle mia quindicinale esperienza di parroco in Cetraro di udire espressioni quali «si stava meglio quando si stava peggio», che la dice a lunga a proposito di quella convinzione, in alcuni difficile da sradicare, che in fondo la ‘ndrangheta fa comodo.
Non si piega altrimenti la scelta di alcune persone etichettate come “cristiane”, scelgano come padrini o testimoni di nozze, uomini e donne appartenenti alle ‘ndrine. Che politici “navigati” e non, facciano la fila nelle case dei boss per chiedere sostegno elettorale, che addirittura qualche sacerdote, stando alle ultime inchieste, trovi più conveniente pianificare una sorta di “pax mafiosa” a scapito dei migranti magari facendosi riconoscere un “equo” compenso per il loro “sostegno spirituale”. Che dire poi di quel riluttante ossequio che ricevono i giovani picciotti da parte dei gestori di pubblici esercizi, di quella maledetta omertà che gli permette di mettere a soqquadro un intera Città.
Come non rimanere sconcertati dinanzi a quelle tante persone, giovani e meno giovani, che si presentano ai processi per sostenere gli imputati. Si, purtroppo quel baciamano è segno di questa maledetta sudditanza e omertosa complicità che da circa un secolo e mezzo regnano indisturbate nella nostra Regione. Concordo con il Procuratore De Raho quando afferma che in realtà il fatto che il boss catturato e portato via senza manette «è segno di uno stato forte». Sono altresì profondamente convinto, però, che quel baciamano non si doveva permettere, perché purtroppo ci va di mezzo un’intera Regione, anche quella parte che ha il coraggio di denunciare, di ribellarsi, di dire con Peppino Impastato che «la mafia è una montagna di merda». Vorrei qui riportare un pensiero di un grande ed indimenticato vescovo, Don Tonino Bello, morto in odore di santità, a proposito del male che più di ogni altro permette alle mafie di esistere: l’omertà. «Oggi dovremmo implorare il dono della parrasia per tutti gli uomini che amano la verità. Perché con i loro pretestuosi silenzi non interrompano gli esiti della giustizia. Perché non vestano di apparente virtù il loro pauroso tacere. Perché usino la lingua come spada a doppio taglio, quando si tratta di recidere i legami adulterini con i poteri mafiosi. Perché comprendano che l’omertà, oltre che connotare di vigliaccheria colui che non parla, consolida quelle sotterranee strutture di peccato che avviliscono la storia e rallentalo il cammino della pace. Perché si rendano conto che la connivenza di chi tace di fronte ad un delitto, che conosce le trame genetiche ha la stessa gravità morale di quel delitto stesso architettato ed eseguito. Perché chi viene taglieggiato si renda conto che ha un arma più potente di qualsia bomba al plastico: la parola». Da tempo è suonata l’ora dell’indignazione di massa, occorre prenderne coscienza perché la storia non consegni alle generazioni future il nostro disimpegno personale e comunitario fatto di omertà, mancanza di coraggio ed abominevole sudditanza.

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