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Una volta finita l’attività scolastica, secondo l’Agedi, nessuno si occupa del tempo libero dei ragazzi

Estate alle porte, ma il Comune si «dimentica» dei disabili

di Redazione Web 14/06/2017

di Mirella Gangeri * - L’estate finalmente è arrivata, si sta per concludere l’anno scolastico, i ragazzi sono pronti per iniziare le meritate vacanze ma purtroppo non per tutti. Se i genitori che lavorano anche d’estate possono contare sui campi estivi, pochi ed insufficienti, dove i loro figli stanno a contatto con la natura, vanno al mare, socializzano, sono impegnati in varie attività socio–educative, lo stesso sollievo non è consentito ai genitori dei ragazzi disabili. Il Comune di Reggio Calabria, infatti, in previsione della chiusura delle scuole e dei centri riabilitativi (assolutamente insufficienti e che non accolgono tutte le disabilità) non ha organizzato nulla per i nostri figli “speciali” che evidentemente non hanno gli stessi diritti dei loro coetanei normo–dotati. I centri estivi includono solo ragazzi “normali”. Ci si domanda cosa fanno i ragazzi disabili alla fine della scuola o quando i centri chiudono per la pausa estiva? Stanno rintanati in casa, e con chi? Con badanti pagate dalla famiglia, che nella migliore delle ipotesi gli fanno fare qualche giochino e poi li mettono davanti alla tv? Questa scarsa attenzione delle autorità, lede la dignità delle persone disabili e dei loro familiari, contravviene a tutte le norme che regolano e impongono che le Istituzioni si facciano carico dell’aspetto socio–educativo delle persone con disabilità.
Sappiamo che la sensibilità non si compra al mercato, sappiamo che non è sancita per legge, pertanto non può essere fatto obbligo ai nostri governanti di possederla. Chi ci governa dimostra di non averne e noi non pretendiamo che ne abbiano, anche se chi fa politica, dovrebbe “essere al servizio” e fare gli interessi di tutto il popolo, specie di quello più debole. A noi dell’Agedi importa che vengano erogati i servizi dovuti ai disabili, non conta se col sorriso sulle labbra o controvoglia. Senza voler fare del gratuito pietismo, siamo abituati alla altrui insensibilità, ma i servizi spettano alle persone disabili e noi li pretendiamo. È di finirla con atteggiamenti di “facciata” che finiscono per dare risalto ad iniziative che, poi, rimangono puntualmente chiuse in chissà quale cassetto. Siamo stanchi di promesse, di “non ci sono soldi”, di rinvii e di rassicurazioni. Ci dica chi di dovere perché i familiari delle persone disabili siano obbligatia versare i tributi per vedersi poi negati i servizi e le tutele di cui, per legge, dovrebbero beneficiare. Ci hanno insegnato che le tasse si pagano perché in questo modo il Comune, in cambio, può erogare servizi. È una barzelletta? Se non lo è, come crediamo, di quale servizi parliamo? Forse del servizio trasporto? Forse dello spazio acqua concesso alle persone disabili nella nuova piscina comunale?
Forse dell’assistenza domiciliare? No, sicuramente non di questi servizi visto che risultano essere carenti quando anche fatiscenti.
Dobbiamo allora dedurre che forse ci sono dei servizi che ci sfuggono essendo noi familiari impegnati, da soli, ad occuparci dei bisogni dei nostri figli disabili?


* Presidente Agedi

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