accedi | registrati | 15-8-2020

Nonostante vi sia dal 2009 un testo che regolamenta questa opportunità sociale la Regione solo da qualche mese è riuscita ad attivarlo

Affidamento familiare, uno strumento in più contro i clan

di Mario Nasone 15/06/2017

È sotto gli occhi di tutti il disagio che investe in Calabria il mondo minorile. Per Save The Children sono centomila i minori a rischio nella nostra regione stretti nella morsa delle povertà materiali ed educative, bambini ed adolescenti che vivono per lo più nelle periferie delle città o nelle zone interne.
All’interno di questo universo minorile e giovanile variegato una fascia che presenta un ancora più alto indice di rischio è sicuramente quella che vive in contesti familiari multiproblematici, dove si sommano le povertà economiche con quelle educative, con una competenza genitoriale insufficiente a garantire uno sviluppo armonico della crescita del minore.
È questa una emergenza educativa che non può essere delegata agli addetti ai lavori, ma chiama in causa tutta la comunità, comprese le famiglie calabresi che con la scelta dell’affido possono diventare risorsa per i figli degli altri. Per crescere un bambino serve un intero villaggio, recita un antico proverbio africano e l’affidamento è una forma concreta di corresponsabilità sul destino dei minori, un modo rivoluzionario in una società basata sull’individualismo e sulla indifferenza per vivere una cittadinanza solidale, a misura di bambino. Anche in Calabria in questi anni tante famiglie si sono aperte a questa forma di accoglienza non facile e l’istituto dell’affidamento familiare dovrebbe essere visto come un contributo importante, spesso l’unica risposta possibile per tutelare e salvaguardare un bambino.
Eppure la Regione Calabria anche su questa tema è in forte ritardo, nonostante che già nel 2009 si era data delle linee guida innovative che dovevano valorizzare e rilanciare questa importante esperienza di accoglienza ma che sono rimaste chiuse nei cassetti.
Da qualche mese finalmente si è ripreso a parlare in regione di affido, in concomitanza della riforma del Welfare e del passaggio di deleghe agli enti locali. Grazie alla pressione delle associazioni del terzo settore e della rete calabrese crescere al Sud, del garante regionale per l’infanzia e con l’apporto determinante dei Tribunale per minorenni di Reggio e Catanzaro, è stato attivato in modo apprezzabile dall’assessore regionale Federica Roccisano il tavolo regionale dell’affido previsto dalle linee guida.
Per la prima volta si è aperto un confronto anche dialettico tra le istituzioni per regolamentare e valorizzare questa preziosa forma di solidarietà che va collegata ed integrata con il resto del panorama dei servizi del Welfare partendo proprio dalle linee guida che hanno ancora oggi validità ed attualità.
Diverse le criticità emerse: dalla scarsa conoscenza e sensibilizzazione della popolazione su questo tema, alle carenze di assistenti sociali psicologi che dovrebbero curare la presa in carico ed il progetto affido, al numero crescente degli affidi a tempo indeterminato e quelli parentali, agli affidi fuori regione, alla realtà dei minori stranieri e dei figli dei mafiosi.
Se la Regione ed i Comuni riusciranno a sciogliere questi nodi e ad investire risorse umane ed economiche su questo versante un importante tassello per la costruzione di una comunità educante potrà essere aggiunto e si potrà dare ai minori calabresi in difficoltà una speranza in più per il loro futuro.

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