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Il dialogo promuove valori e leggi comuni

A confronto con il rabbino Ariel Finzi

Relatore alla Settimana Teologica che si terrà all’Issr di Reggio Calabria dal 5 all’8 luglio

di Gaetana Covelli 20/06/2017

Durante la settimana teologica che si svolgerà dal 5 all’8 luglio presso l’Issr di Reggio Calabria, relazionerà il rabbino della comunità ebraica di Napoli, Ariel Finzi. L’evento affronterà alcune problematiche riguardanti il dialogo interreligioso e avrà per tema: «Religioni per la pace nello spirito di Assisi».

«Gerusalemme, città di pace». È questo l’argomento che tratterà durante la Settimana teologica al-l’Issr. Quale pensa possa essere oggi il ruolo dell’ebraismo nel contesto del cammino per una pace mondiale?

La domanda affronta un tema molto caldo, alla luce delle ultime tristi risoluzioni dell’Unesco che negano ogni legame tra Gerusalemme ed il popolo ebraico. Le risoluzioni negano 3.000 anni di storia e di legame del popolo ebraico con Gerusalemme. Credo che il ruolo dell’ebraismo riguardo Gerusalemme sia coincidente con il ruolo dello Stato d’Israele riguardo alla propria unica ed eterna Capitale Gerusalemme. Lo stato d’Israele ha dimostrato negli ultimi cinquant’anni, cioè dal 1967 ma anche prima, il rispetto per tutte le religioni e la capacità di operare con obiettività ed equilibrio. Tutti i siti delle tre religioni sono stati rispettati e protetti dai servizi di sicurezza. Non si sono verificati atti di vandalismo nei confronti di siti non ebraici. Purtroppo, voglio segnalare che così non è stato in casi opposti cioè quando siti di incommensurabile valore Ebraico erano in mano di paesi o diritto non Israeliano. È tristemente nota la profanazione e la distruzione della tomba di Giuseppe a Nablus, così come diversi altri casi.

Ci può essere secondo lei un vero dialogo tra le religioni, o soltanto un dialogo tra le persone che professano religioni diverse?

La domanda non ha facile risposta. Penso che il dialogo tra diverse religioni debba escludere, in modo totalmente sincero, ogni volontà di influenzare la controparte, al fine di portarla verso la propria religione. Su questa base credo che sia possibile impostare un dialogo basato su progetti mirati a promuovere valori comuni. Credo che il piano sul quale dobbiamo lavorare insieme non possa che essere la lotta al terrorismo di matrice religiosa.

La Chiesa cattolica più volte, per bocca degli stessi pontefici, vi ha indicati come i «nostri fratelli maggiori ». Come vedono gli Ebrei questa scelta convinta della Chiesa di oggi?

Anche la questione dei fratelli maggiori non è semplice e si rifà ad un evento narrato nella Torà (Giacobbe/ Esaù). Noi riteniamo, infatti, che la definizione fratelli maggiori non ci faccia giustizia perché in qualità di popolo d’Israele o «figli d’Israele» rivendichiamo le nostra discendenza dal patriarca Giacobbe anche denominato «Israele». Per questo motivo forse sarebbe più preciso usare il termine fratelli primogeniti piuttosto che fratelli maggiori (che si rifà ad Esaù). Tuttavia, senza fossilizzarsi sulla terminologia, certamente la definizione «fratelli maggiori» costituisce un segno di pace e di vicinanza che noi accettiamo volentieri e con piacere.

Papa Francesco nutre profondo rispetto nei vostri confronti. Come interpreta il suo magistero e lo stile del suo rapportarsi con tutti?

Papa Francesco gode della massima stima da parte nostra e i sentimenti di rispetto sono certamente reciproci. Io credo che per salvare il mondo dalla catastrofe di una terza guerra mondiale, non sia più procrastinabile la creazione di un fronte comune (formato da esponenti di qualunque religione) che voglia contrapporsi al terrorismo, e che papa Francesco abbia un ruolo di fondamentale importanza. Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento per docenti e studenti dell’Issr L’evento sarà occasione per riflettere sul dialogo interreligioso e aprirsi al confronto

 

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