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Il Papa: «Ricordiamo anche nella preghiera quanti di loro hanno perso la vita in mare o in estenuanti viaggi via terra»

Giornata del rifugiato: la Chiesa in prima linea

Organizzato dall'Onu, l'evento ha visto coinvolte anche le realtà ecclesiali

di Marco Mancini 21/06/2017

Riportato da ACI Stampa

La nostra concreta attenzione deve andare «a donne, uomini, bambini in fuga da conflitti, violenze e persecuzioni. Ricordiamo anche nella preghiera quanti di loro hanno perso la vita in mare o in estenuanti viaggi via terra. Le loro storie di dolore e di speranza possono diventare opportunità di incontro fraterno e di vera conoscenza reciproca. Infatti, l’incontro personale con i rifugiati dissipa paure e ideologie distorte, e diventa fattore di crescita in umanità, capace di fare spazio a sentimenti di apertura e alla costruzione di ponti ». Sono le parole di Papa Francesco, pronunciate domenica scorsa all'Angelus, con cui ha ricordato la Giornata Mondiale del Rifugiato che si è celebrata il 20 giugno in tutto il mondo.

Secondo la Fondazione Migrantes - organismo della CEI - occorre «una concreta attenzione a costruire un sistema di accoglienza diffuso, con la responsabilità di tutti, che eviti sprechi e corruzione, che moltiplichi le opportunità di incontro fraterno e di vera conoscenza reciproca». Migrantes ha invitato «a vivere la Giornata mondiale del Rifugiato andando a visitare nelle nostre comunità un centro, una realtà di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati: una visita e un incontro personale che allargherà la conoscenza e aiuterà una relazione fraterna ». La Giornata Mondiale del Rifugiato è anche una occasione di impegno ecumenico. E lo dimostra una nota firmata - tra gli altri - da Sant'Egidio, Gesuiti, Caritas, Anglicani, Luterani.

«In tutto il mondo - si legge nella nota comune - donne, uomini e bambini sono costretti da violenze, persecuzioni, catastrofi naturali e provocate dall'uomo, da carestie e altri fattori ad abbandonare le proprie terre di origine. L'opposizione di alcuni paesi nei confronti della migrazione degli sfollati con la forza non impedisce a chi è esposto a intollerabili sofferenze di abbandonare la propria casa. I paesi ricchi non possono evadere la responsabilità delle ferite inferte al nostro pianeta – catastrofi ambientali, traffico di armi, diseguaglianze nelle condizioni di sviluppo – che causano la migrazione forzata e la tratta di esseri umani. Se è vero che l'arrivo di migranti nei paesi più sviluppati può porre sfide non indifferenti, è altrettanto vero che può costituire opportunità di apertura e cambiamento. Le società che trovano il coraggio e la visione per superare la paura dello straniero e del migrante, scoprono ben presto le ricchezze che i migranti portano con sé, da sempre ». «Se noi - si legge ancora nel testo - membri della famiglia cristiana, continuiamo a guardare ai rifugiati come a un peso, ci priviamo delle opportunità di esprimere solidarietà; opportunità che sono sempre e comunque di mutuo apprendimento, di reciproco arricchimento, di rispettiva crescita. Non basta che i cristiani professino amore per Cristo: un credo è autentico soltanto se espresso attraverso un atto di amore. Noi siamo un unico Corpo di Cristo, indiviso. Nell'incontro con i nostri fratelli e sorelle rifugiati, Dio ci parla e ci benedice. In ogni vero incontro si realizza uno scambio di doni. Condividendo con altri ciò che abbiamo e possediamo, scopriamo che tutto ci è dato gratuitamente da Dio. Allo stesso tempo, accogliendo coloro con cui veniamo a contatto, incontriamo il Dio che è sempre e già presente accanto ai vulnerabili, a chi vive nelle periferie, e nel prossimo».

I muri - conclude il comunicato - non solo reali «ma anche muri di paura, pregiudizio, odio, ideologie. Cerchiamo , in quanto unica famiglia umana, di costruire ponti di solidarietà anziché muri che dividono. Le nostre sorelle, i nostri fratelli rifugiati ci offrono opportunità di mutuo arricchimento e sviluppo: è Dio che ci fa incontrare». E sul fronte dell'accoglienza si segnala anche l'impegno dei Salesiani. Nel 2016 in Italia - segnala Federazione SCS - Salesiani per il sociale - sono sbarcati 25.846 minori non accompagnati: i Figli di Don Bosco hanno attivato 12 servizi per 207 minori non accompagnati, sei i servizi attivati per l’accoglienza dei profughi e dei rifugiati che hanno raggiunto 262 persone. Inoltre, ci sono stati 14 servizi di corsi di lingua italiana per 677 beneficiari e 4 servizi per progetti di inserimento lavorativo per 96 persone.

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