accedi | registrati | 18-11-2017

Padre Livio e il «doppiopesismo»

Una vicenda al limite col grottesco

di Luigi Iacopino 23/06/2017

Padre Livio ha provato a spiegare le proprie ragioni ma c'è stato ben poco da fare. Nonostante i documenti prodotti in sua difesa, l'Ordine dei Giornalisti non ha saputo fare di meglio che accondiscendere alle pretese che ne chiedevano la sospensione per aver rivolto un monito alla senatrice Monica Cirinnà, promotrice e prima firmataria della proposta di legge che il 5 giugno 2016 ha introdotto le unioni civili nell'ordinamento di legge italiano. E cosi è stato. Il direttore di Radio Maria ha subito la sospensione per sei mesi dall’Ordine dei giornalisti. Questi i fatti. Il 3 febbraio dello scorso anno, in occasione di una diretta radiofonica, nel pieno del dibattito, Padre Livio si era rivolto direttamente alla parlamentare del Pd, paragonandola alla “donna del capitolo diciassettesimo dell'Apocalisse, la Babilonia insomma, che adesso brinda con prosecco alla vittoria”. “Signora – aggiunse – arriveranno anche i funerali, stia tranquilla. Glielo auguro il più lontano possibile, ma arriverà anche quello".

Nulla di sconvolgente e di irrispettoso, non un augurio di morte ma, secondo il sacerdote, un richiamo alla responsabilità, nella consapevolezza che, come potrebbe avvenire per qualsiasi altra persona, se c'è un momento dell'esultanza, soprattutto dinanzi a qualcosa che può essere legittimamente ritenuto sbagliato, c'è anche il momento in cui saremo chiamati a rispondere al termine della vita. Nessuna discriminazione, men che meno sul piano personale, ma desiderio di “ricordare alla Cirinnà che la gloria di un successo politico è effimera, mentre il giudizio di Dio resta nell’eternità". Il risultato è stato un esposto ad Agcom, Fnsi, Unione Cattolica della Stampa Italiana ed Ordine dei giornalisti, cui è seguita l'apertura di un procedimento per la violazione delle “norme deontologiche che presiedono la professione” e del diritto “alla non discriminazione”.

E, cosi, Padre Livio – che non si è limitato a dichiarare che non si sarebbe aspettato una sanzione del genere, ma che ha lanciato un appello ai cattolici affinché siano “più coraggiosi nel testimoniare la fede” – diventa l'ennesimo esempio di incomprensione: un mondo che predica apertura pluralismo e condivisione, ma che è sempre pronto a creare etichette in grado di condizionare il pensiero o di convogliarlo all'interno di schemi cognitivi controllabili, non più abituato alla riflessione, ma vittima della superficialità, rischia di privare queste parole del loro autentico significato, fino a renderle completamente inutili.

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