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La Corte europea dei diritti umani: si possono sospendere le cure che tengono in vita Charlie Gard

La Corte europea sospende le cure al piccolo Charlie

I genitori chiedevano ai sanitari di lasciarli tentare una cura sperimentale disponibile negli Stati Uniti.

di Redazione Web 28/06/2017

La Corte europea dei diritti umani ha ritirato le misure preventive per il piccolo Charlie Gard e approvato le decisioni prese dai tribunali britannici in base alle quali si possono sospendere le cure a cui finora è stato sottoposto per mantenerlo in vita.

La vicenda giudiziaria
La vicenda giudiziaria vede protagonista suo malgrado il bambino inglese di 10 mesi affetto da una rarissima malattia genetica (il suo è il 16° caso accertato in tutto il mondo) che colpisce il cervello – in inglese suona Mithocondrial Depletion Syndrome – e che gli rende impossibile respirare autonomamente, tanto da renderlo dipendente da una macchina che lo aiuta a non soffocare.

La battaglia dei genitori
Ricoverato da ottobre nella terapia intensiva del Great Ormond Street Hospital di Londra, Charlie a parere dei medici non avrebbe chance di sopravvivere e avendo fallito sinora le terapie tentate sarebbe inutile insistere. La loro richiesta di spegnere il respiratore automatico è stata avversata fieramente in ogni sede dai genitori, Chris Gard e Connie Yates, che chiedono ai sanitari di lasciarli tentare una cura sperimentale disponibile negli Stati Uniti.

Per affrontare l’ingente spesa del viaggio e della terapia pionieristica la coppia, che è sempre accanto al suo piccolo e posta su una pagina Facebook foto di Charlie che non possono non commuovere, ha attivato un’iniziativa di raccolta fondi tramite il sito Internet che informa sulla storia di Charlie e che sinora ha permesso di mettere insieme un milione e 300mila sterline (un milione e mezzo di euro) mentre su Twitter è sempre attivo l'hashtag #charliesfight.

Le ragioni del cuore non sono però le stesse della medicina ufficiale e della giustizia: due corti inglesi si sono infatti espresse perché la vita di Charlie venga lasciata spegnere insieme al respiratore. L’ultimo verdetto, il 9 giugno, era stato emesso dalla Corte suprema inglese, organo di ultimo livello in patria.

Per evitare l’esecutività immediata di quella che ai sostenitori della causa di Charlie in tutto il mondo è parsa una condanna a morte comminata dallo Stato su un bambino colpevole solo di essere malato a Connie e Chris non è rimasto che appellarsi alla Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo chiedendo un provvedimento d’urgenza che fermasse la procedura di morte. Il 13 giugno i giudici espressione del Consiglio d’Europa hanno ascoltato l’appello disperato dei due e hanno chiesto una settimana di tempo per valutare la questione. Al termine di questo periodo di riflessione, il 19 giugno, hanno però chiesto ulteriore tempo.

«Alla luce delle circostanze eccezionali – si legge nel comunicato uscito nella serata del 19 dall’aula giudiziaria di Strasburgo – la Corte ha già accordato priorità al caso e procederà a valutare il ricorso con la massima urgenza». Nell’attesa del verdetto, i giudici europei avevano disposto che a Charlie venissero somministrate le cure «più appropriate». Oggi l'esito più temuto.

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