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Ampia analisi sui principali problemi che attanagliano l'Area dello Stretto

Urgente è «tornare a dialogare» sul transito tra Reggio e Messina

di Federico Minniti 29/06/2017

Varcata la soglia del Consiglio regionale, a Nicola Irto sono toccati i temi caldi della politica. Il primo riguarda lo scalo di Reggio Calabria su cui per primo lanciò l’allarme.

«Sull’aeroporto dello Stretto si è scatenata la celeberrima tempesta perfetta» riferendosi alle difficoltà di Sogas, Sacal e Alitalia. Una situazione di difficile gestione: «I tre aeroporti calabresi – spiega Irto – devono essere gestiti ciascuno secondo la propria vocazione. In quest’ottica vanno attratti nuovi ed importanti vettori che potenzino le tratte esistenti». Parole che si sentono da diverso tempo, ma che in realtà, secondo il Presidente del Consiglio Regionale della Calabria celano un «quadro molto delineato: Lamezia è uno scalo internazionale e si deve operare per migliorarlo in tal senso, mentre Crotone è un hub fondamentale per servire un’area della Calabria isolata dalle forte capacità turistiche». E Reggio Calabria? Sul “Tito Minniti” ci vuole un progetto più complesso, Irto lo sa ed è un nervo scoperto dell’attuale legislatura regionale: «C’è una dimensione metropolitana che non può essere scissa dalla città più vicina, ossia Messina». Eppure secondo il sindaco peloritano, Renato Accorinti, la colpa sembrerebbe proprio della Regione Calabria.

«Probabilmente – ammette Irto – se si fosse avviato per tempo, cosa che non si è fatto, un dialogo tra le due istanze territoriali, reggine e messinesi, il ragionamento di Accorinti non farebbe una grinza. Ma siamo al novero delle ipotesi. Tornando alla realtà, il tema centrale è un altro che oggi appare collaterale. Ossia la mobilità sullo Stretto. In quest’ottica è fondamentale che la nuova Autorità portuale calabrese, che ingloba anche tutta la provincia messinese, parta col piede giusto. Se non si migliora il trasporto tra Reggio e Messina, allora tutti i discorsi sull’Aeroporto saranno campati in aria». Restando alla banchina del porto reggino, c’è un’altra emergenza. Quella legata all’accoglienza dei migranti. «Finalmente il governo nazionale – afferma Irto – sta affrontando con risolutezza e concretezza questo tema attualissimo. Non è da sottovalutare quanto è emerso dalla conferenza Stato–Regioni: il ministro Minniti ha chiesto una presa di responsabilità a tutte le Regioni, anche quelle apparentemente più lontane dal problema. Per cui il ragionamento che porta avanti il sindaco Falcomatà – chiosa l’ex collega di minoranza a Palazzo San Giorgio – è perfettamente coerente con la linea nazionale. La verità è che si vuole ribadire, con più organizzazione, che l’Italia è il grande Paese dell’accoglienza». E in questo la Regione Calabria come intende operare? «Noi faremo la

nostra parte: metteremo in campo iniziative di natura economica, legate ai fondi comunitari, per sostenere tutte quelle azioni di ripopolamento delle zone interne della Calabria. Il modello è quello di Riace che non è un unicum. Le cito, ad esempio, Camini, sempre in provincia di Reggio Calabria, forse meno conosciuto, ma non per questo non assimilabile e parimenti significativo», sottolinea il primo inquilino di Palazzo Campanella.

Tra le sue risposte non mancano i riferimenti al Partito Democratico. Eppure sembra che nel Pd, soprattutto in Calabria, non ci sia poi una situazione così serena. «La verità è che il Pd deve ritrovare una connessione autentica con i territori di Calabria. Lo dico chiaramente: bisogna riorganizzarsi», dice Nicola Irto, «a partire dai circoli per coinvolgere nuovamente la base degli iscritti. Un modus operandi che ultimamente è mancato». Un ragionamento da uomo di partito, ma il calo dell’appeal sembra esserci anche nei dati elettorali. «Bisogna tornare a dialogare con i corpi intermedi: con le organizzazioni sindacali, ma anche con le imprese; con il proprio tessuto associativo di riferimento, ma anche con la Chiesa. Insomma – ribatte Irto – riuscire ad essere la «cinghia di trasmissione» tra la proposta politica e la società in tutte le sue sfaccettature. Ciò che deve essere allontanato è il rischio di essere un partito di eletti». Bisognerebbe accelerare, ironizziamo. Un po’ quello che i calabresi chiedono al governatore Mario Oliverio. «Parliamo di una personalità politica caratterizzata da risultati veri. Probabilmente – conclude il Presidente del Consiglio Regionale – c’è un problema di comunicazione perché stiamo facendo di tutto per rendere la Calabria moderna e migliore. Mi riferisco a leggi, i cui iter erano bloccati da oltre vent’anni, come quelle sui rifiuti e sui trasporti o vere e proprie innovazioni su scala nazionale come le disposizioni in materia di urbanistica con l’orientamento «consumo zero» del suolo.

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