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Una terra di nessuno divenuta «casa» dei senzatetto

Caserma Duca d’Aosta: una «Babele» ignorata

di Federico Minniti 01/07/2017

Inaccettabile. Non possono trovarsi altri termini per commentare la tragica situazione in cui versa l’ex Caserma Duca d’Aosta a Reggio Calabria. Una struttura immensa a pochi passi dal centro storico, ma che – da anni – è diventato una «terra di nessuno». Eppure non mancano gli interventi mensili delle volanti della Polizia di Stato, ma queste retate non sembrano sortire alcun effetto su un colosso di cemento che si è trasformato in «casa» (se così si può definire, viste le condizioni in cui versa) per oltre un centinaio di senzatetto. Uno spazio «franco» in cui quotidianamente si registra un continuo ricambio di vite umane che sostano per ore, giorni o mesi all’interno di quell’inferno dotato, però, di parabole per la pay–tv. Un paradosso, soprattutto perché questo accade alla luce del sole. Una zona, quella di Trabocchetto, che è caduta nell’inganno dell’oblio. Le presenze dentro l’ex Caserma non hanno provocato ripercussioni in termini di micro–crimina-lità: nessun furto, e di scippi o rapine nemmeno l’ombra. Lo status quo consegna interi nuclei familiari, presumibilmente di etnia slava e rumena, che hanno in pugno quel fortino del disagio sociale. Così i bambini piangono e spesso sono costretti a trasportare voluminosi sacchi su e giù per quel vicolo stretto che li conduce a quella dimora-inferno. È tangibile agli occhi, alle orecchie e a tutti gli altri sensi del cronista anche l’assenza totale di salubrità nel sito: diversi animali randagi, privi di ogni minimo trattamento veterinario, scodazzano tra gli appartamenti ricavati negli stanzoni abbandonati da decenni.

La storia dell’ex Caserma Duca d’Aosta rappresenta una ferita aperta per il Municipio reggino che ne ha la competenza. Si parte dagli anni ‘70 fino ai giorni nostri con decine di proclami. Doveva diventare la nuova sede dell’Università per Stranieri, poi l’Accademia del Turismo e, infine, trasformarsi negli alloggi per gli studenti fuori sede dell’Università Mediterranea. Nulla di tutto questo: negli ultimi ven- ticinque anni è stata sempre e solo un ricovero per persone povere di ogni tipo. Una struttura pagata quasi tre miliardi di vecchie lire che oggi risulta nelle mani di pochi.

Secondo quanto ricostruito da alcuni residenti della zona non mancano episodi inquietanti come dei rapporti sessuali consumati in pieno giorno sulla terrazza dello stabile. Fatti che si uniscono agli incendi periodici e alle zuffe tra gli «inquilini » spesso in stato di ebbrezza. Una situazione borderline che certamente va affrontata con solerzia in virtù della conclamata presenza di minori all’interno della struttura che, ricordiamo, è di proprietà del Comune di Reggio Calabria. Non basta indignarsi, bisogna intervenire: l’inferno dell’ex Caserma Duca d’Aosta grida vendetta per una città civile che ha a cuore la dignità umana.

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