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Istituzioni e cittadinanza dovranno imparare non solo a convivere ma a gestire il fenomeno

Migranti, stop allo scaricabarile

di Redazione Web 10/07/2017

di Antonino Pangallo * - Mentre l’Europa continua a discutere, a costruire muri reali e di chiusura, il Mediterraneo continua a essere strada dolente per migliaia di poveri migranti in fuga. Le coste italiane, quelle del sud in particolare, brulicano di poveri disperati e il porto di Reggio è scenario di continui sbarchi. Indubbiamente vi è una difficoltà diffusa, che coinvolge tutti, dinanzi a quella che non è più un’emergenza ma una realtà costante.

Istituzioni e cittadinanza, per i prossimi anni, dovranno imparare non solo a convivere ma a gestire il fenomeno, non considerandolo “un problema” ma una nuova sfida di crescita per la collettività.

Se alcuni comuni sono stati capaci di costruire percorsi di accoglienza e di inserimento che stanno rivitalizzando piccoli centri destinati allo spopolamento, il capoluogo, invece, vive un momento di crisi.

Sulla banchina del porto stazionano per giorni decine di minori non accompagnati, vera e propria emergenza nell’emergenza. I servizi sociali comunali sono in tilt dinanzi ai numeri di questa fragile presenza. Il grande pericolo è che mentre la nave rischia di affondare, i marinai litigano tra loro su responsabilità e competenze. Alcuni premono per aprire centri di accoglienza, altri hanno il timore che questi diventino permanenti fino a creare difficoltà di ordine pubblico, altri ancora non decidono sui luoghi in cui ospitare i migranti per paura di vedersi recapitati avvisi di garanzia, taluni si tirano indietro dinanzi alla fatica, cercando di navigare a vista. C’è chi poi, purtroppo, lucra sulla pelle dei migranti, e chi crea ansia e confusione, e infine preferisce stare a guardare.

È finito il tempo dello scaricabarile, è arrivata l’ora di un ulteriore senso di responsabilità.

L’hotspot autorizzato a Reggio Calabria ancora non si vede. E non si può accettare il basso livello di rispetto della dignità umana che si registra sulla banchina reggina nei confronti dei migranti, né si può tollerare l’incapacità di gestire e coordinare la dignitosa accoglienza dei minori non accompagnati.

Al di là dell’immaginario collettivo – acuito a livello mediatico – che parla di invasione, i numeri delle persone sbarcate, pur rilevanti, non sono così esorbitanti da non poter essere inseriti in percorsi di accoglienza, magari attraverso un maggiore coinvolgimento del Terzo Settore e di tutti i comuni della Città Metropolitana.

La Chiesa reggina rimane sempre in frontiera. La presenza degli operatori diocesani al porto sarà mantenuta non in sostituzione al lavoro serio di altri, ma per offrire il clima di umanità che il Vangelo ispira e suggerisce. Da un anno la comunità ecclesiale sta accompagnando circa ottanta minori in piccole strutture di tipo familiare con uno stile attento alla persona. Il cardinale di Agrigento, Francesco Montenegro, sarà a Reggio il prossimo 19 luglio, invitato dall’associazione Nuova Solidarietà: la sua presenza sarà occasione per approfondire la tematica dell’accoglienza. Le settimane estive saranno ricche di sbarchi e chiederanno serie analisi di verifica, piani condivisi di azione, scelte di umanità e di apertura. Il Coordinamento ecclesiale sbarchi, nato dal cuore pulsante della carità della chiesa reggina, vuole ancor di più mettersi in gioco con idee e proposte. Nei prossimi giorni non mancheranno le occasioni per dire ad alta voce punti di debolezza e forza su ciò che sta avvenendo in città: con lucidità e fermezza, sempre in cerca del confronto, saranno proposte vie nuove per una Reggio non dolente, ma bella e gentile per tutti... anche per i migranti.

* direttore Caritas diocesana Reggio Calabria – Bova

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