accedi | registrati | 22-11-2017

Il francescano era originario di Reggio Calabria

Matteo Saraceno da frate minore ad arcivescovo di Rossano

Il volume è ricco di riflessioni interdisciplinari

di Redazione Web 22/07/2017

Leggere e recensire il libro di un sacerdote amico – è sempre un fatto gradevole ed avvincente, che si fa con deferenza, e non per ragioni diplomatiche; perciò, all’iniziale accredito di fiducia, si spera non segua la delusione. La lettura di “Matteo Saraceno da frate minore osservante ad arcivescovo di Rossano (1460-1481), – non solo non disattende le attese, ma offre motivi di autentico interesse. Scrive Dante nell’ultimo canto del Purgatorio. Non può “salire a le stelle” se la “virtù” della memoria è “tramortita”. A tutti è capitato di constatare quanto sia diventato rapido il dissolvimento dei ricordi, l’appannamento della memoria storica sotto l’incalzare di problemi ed avvenimenti che si susseguono con ritmi a volte incalzanti.

Non è un caso che uno dei dieci comandamenti della postmodernità, esattamente il secondo, elucubrati dalla suggestiva e tonica analisi di Padre Gallagher, che ha studiato a lungo le proposte/proteste dei teorici della contemporaneità recita: “Non credere alla storia”. Volere obliare il passato solo perché secondo alcuni è ritenuto inattuale porta inevitabilmente alla demolizione della tradizione, con la conseguenza che qualsiasi gruppo etnico depauperato dal bagaglio della storia, passata o recente, in breve smarrisce la propria identità, i propri valori. Tra l’uomo e la vita, ricordava Gabriel Marcel, vi è un patto nuziale: la ‘tradizione’ comunica, rende solido e rinnova questo patto nuziale. È necessario, allora, recuperare il valore della memoria, non imbalsamando il passato, ma mantenendo la nostra identità tradizionale e intrecciandola con la modernità, per farne una solida base per il futuro. In un’epoca in cui impera il primato del dubbio e dell’ambiguità, la categoria della memoria appare un po’ come una chimera. Lo stile teorico, piuttosto diffuso e definibile come “pensiero debole”, teorizza l’utilità di vivere nel disorientamento, senza ancoraggi trascendenti e nell’instabilità permanente che confinano la memoria in uno stato permanente di penombra inoffensiva. Una prospettiva – questa – che sembra essere capovolta dall’interessante ricerca di Gaetano Federico che bene intercetta la domanda che percorre in profondità la società attuale propone anzitutto di esaltare la “memoria storica”, ricollegandosi consapevolmente alla vicenda di una presenza cristiana – quella di Matteo Saraceno frate minore e poi arcivescovo – che certamente non è stata insignificante o infeconda nella storia della religiosità del popolo rossanese e dell’intera Calabria.

Gaetano Federico, infatti, percependo la seduzione del vuoto della memoria, in un mondo in cui la memoria del passato si è fatta fragile e l’interesse per la storia ristretto e sequestrato nell’interesse del presente, ha avvertito la necessità di ritrovare le radici per vivere meglio il presente e soprattutto elaborare il senso del futuro. Allora si capisce bene che non si può evangelizzare prescindendo dalla storia: là dove la storia è muta ogni opera di inculturazione potrebbe risultare vana, perché non ecclesiale. Lasciata da parte ogni altra considerazione, il volume “Matteo Saraceno, da frate minore osservante ad arcivescovo di Rossano (1460-1481)” si lascia subito apprezzare ricco di riflessioni interdisciplinari e di suggerimenti metodologici che non manca di mettere a fuoco il problema religioso in chiave ecumenica. Si tratta di un racconto carico di una storia, agganciata al vissuto là dove le parole non sono giochi del concetto, ma frammenti e processi di vita. È la storia di Matteo Saraceno, frate reggino divenuto poi arcivescovo di Rossano, che ci permette di comprendere meglio anche le dinamiche e le turbolenze di un intero contesto storico: il XV secolo, segnato, come ci racconta il Federico, dalla latinizzazione della Chiesa calabrese.

La passione pastorale ed il gusto narrativo col quale il Federico racconta sembrano talvolta prevalere sulla imprescindibile freddezza del ricercatore, ma ciò non gli impedisce tuttavia di esaminare con estrema attenzione la complessità dei processi sociali, politici ed ecclesiale che caratterizzano la storia del XV secolo. La valorizzazione e la promozione della cultura a tutti i suoi livelli è componente strategica di ogni azione ecclesiale che tende all’evangelizzazione (vedi Progetto culturale orientato in senso cristiano). La ricerca storica di don Federico offre la possibilità di visitare in prima persona una fase storica in cui sono raccolti elementi tangibili del passato, per restituire la memoria di quei fatti agli uomini e alle donne che ancora oggi vivono in quei luoghi e da quelle tradizioni intimamente discendono.

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