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Cosa lascia in dono il campo della Caritas ai volontari che vi partecipano?

Essere volontario: «Il servizio è gioia»

di Federico Minniti 22/07/2017

Un’esperienza che interroga la coscienza. Il Soggiorno Sociale riesce, in tal senso, ad aprire squarci di discernimento in tutti i suoi partecipanti. Non deve esserci per forza un’impostazione (o un’attesa) tipicamente confessionale nell’approccio al volontariato. Eppure c’è un aspetto peculiare nel servizio a Cucullaro: la prossimità si trasforma in Chiamata. Tantissime sono le storie in tal senso, due sono recenti e si intrecciano proprio con gli ultimi campi organizzati dalla Caritas diocesana.

«Il mio impatto con il Soggiorno Sociale non è stato facilissimo; – ci racconta Matteo – per me Cucullaro era un vero e proprio desiderio: vivevo molto di immaginazio-ne, ma non pensavo che la mia prima esperienza fosse da responsabile del campo». Un approccio massimamente esperenziale, ma che secondo Matteo rivela un retroscena molto intimo: «Cosa c’è di più bello che sperare che quel momento che tu stia vivendo non debba passare». Una felicità piena, la stessa condivisa da Maurizio. Una consapevolezza, la sua, che però ha dovuto superare non poche reticenze iniziali: «Mi sono portato dietro tantissime paure: come relazionarsi con la malattia? Sono partito col freno a mano tirato». Non è facile mettersi in gioco dinnanzi a situazio- ni–limite in cui si fronteggia tutta la povertà che con semplicità chiede di essere valorizzata.

«Mi piace definirla una “settimana da star” – ribatte Matteo ricordando la “passarella” concessa agli ospiti nella festa dell’accoglienza – la persona si può sentire importante per qualcuno e verso se stessa». Una grande responsabilità che Matteo ha condiviso con gli altri amici volontari: «Le variabili sono infinite ed è impossibile prevederle tutte in fase di preparazione. Seppur ho vissuto momenti di tensione – dice – ho avuto la fortuna di poter dire: “Questo è il progetto di Dio”». Un aspetto “magico” che è presente in tutti i racconti dei partecipanti che negli anni, quasi cinquanta, si sono susseguiti al servizio degli ultimi ospitati dalla casa dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova. Una progettualità ambiziosa che non rispamia assolutamente le scelte di vita di ciascuno. Oggi sia Matteo che Maurizio hanno deciso di intraprendere gli studi in Seminario.«Il Soggiorno Sociale non termina alla fine del campo – spiega Maurizio – ancora oggi ho il piacere di incontrare gli amici, tra ospiti e volontari, con cui ho condiviso queste esperienze». «Mi sono reso conto che donare il mio tempo mi rendeva felice – sottolinea Maurizio – è stato quello il momento in cui ho capito che probabilmente il Signore mi stesse chiedendo di prendermi cura dei più fragili». Un tempo che provoca, quello passato a Cucullaro, che apre a domande di senso sottaciute: «Fai qualcosa affinché questa persona non si senta più sola – conclude Matteo – il servizio non è fatica, ma è una grande gioia».

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