accedi | registrati | 20-11-2017

Si conclude il nostro reportage sull’esperienza estiva che annualmente la Caritas diocesana propone

Sofia e Francesca raccontano il loro Cucullaro

di Federico Minniti 29/07/2017

Vivere il Soggiorno Sociale da volontari del Servizio Civile Nazionale. Un’esperienza che unisce Sofia e Francesca che hanno vissuto prima il centro d’ascolto diocesano “Don Italo Calabrò” e poi la casa di Cucullaro prestando il proprio tempo a chi ne passa tantissimo, durante l’anno, da solo. Percorsi di vita differenti, così come l’iter che li ha condotti al Soggiorno Sociale. Un’esperienza che mi è stata proposta per dieci anni prima di decidermi a farla. – ci confida Sofia che frequenta la parrocchia “Santa Maria delle Grazie” a Lazzaro – Ma capitava nel periodo “migliore” di agosto e questo per diverso tempo mi ha frenata. Ma, quasi “costretta” dal Servizio Civile – nel 2012 – mi sono cimentata alla mia “prima volta” a Cucullaro: una costrizione fortunata visto che quest’anno mi preparo a fare il quinto consecutivo». Una partenza in sordina tra la voglia di vacanza e quella di capirne di più. «Ho il ricordo nitido di tutte quelle persone che solo aiutandole con le loro valigie ti regalavano il loro sorriso più genuino. Questo – spiega – mi ha fatto dimenticare del mare di agosto: per tanti anni avevo detto “no” ad una cosa così grande. Quella settimana, a dire il vero, mi ha messo molto in discussione». L’effetto–Cucullaro, insomma. «All’epoca – racconta Sofia – feci servizio all’igiene personale. Il fatto di fare una doccia ad una persona “estranea” mi ha fatto porre tante domande tra cui una: “Ma lei come si sente?”. Ammetto che fu quasi un trauma per me: me ne volevo andare. Poi una chiacchierata con Alfonso Canale mi ha fatto cambiare idea. E menomale». Esperienze radicali, eppure Francesca che ha completato il suo Servizio Civile proprio con Soggiorno Sociale del 2016, ci pone un’altra chiave di lettura: «Sedersi sotto un albero e fare quattro chiacchiere: che bella la semplicità! Quell’ambiente crea il vero ascolto: si è liberi di parlare di tutto senza focalizzarsi solo sui problemi che si vivono», dice, «è stato bello riuscire a passare intere giornate con persone che per tutto l’anno ho incontrato presso il centro d’ascolto “Don Italo Calabrò” in cui ho fatto il mio anno di servizio». Un’attenzione all’altro che stupisce perché restituisce tantissimo a chi si appresta a fare del “semplice” volontariato: «Ascoltando quelle storie forti, molte avvolte nel dolore, – gli fa eco Sofia – mi ha aiutato a dare un ordine nei miei intendimenti. Mentre loro pensavano che io fossi lì per loro, in realtà non sanno quanto hanno cambiato la mia vita». «Credo sia fuori dal normale quanto accade: la serenità – spiega Francesca – con cui ci si confida, ci si racconta, ci si sfoga. Un altro aspetto altamente interessante è il lavoro di squadra; eppure con tanti la conoscenza avviene proprio a Cucullaro. Ma la condivisione del servizio, ti ridà realmente la carica».

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