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Test Invalsi, la Calabria maglia nera

di Guido Leone 31/07/2017

Test Invalsi Mentre le scuole del Nord-Est e del Nord-Ovest dell’Italia si confermano piuttosto valide, la Calabria in particolare non riesce a scrollarsi di dosso la maglia nera che si porta ormai da anni. E tutto il Meridione, seppure con l’eccezione della Puglia, resta sempre più distante dal resto del Paese.
Si confermano in buona sostanza i divari territoriali caratteristici dell’Italia e che sono confermati anche dagli esiti delle comparazioni internazionali realizzati dalle ricerche IEA TIMSS, IEA PIRLS e OCSE PISA.
Lo studio INVALSI ,presentato in questo mese, ha avuto ,come si sa, per oggetto l’analisi delle prove di italiano e matematica svolte nello scorso mese di maggio da 2 milioni e 230.000 alunni delle classi seconde e quinte della scuola primaria, terze della secondaria di primo grado (prova collocata per l’ultima volta,all’interno dell’esame di licenza media) e seconde della secondaria di secondo grado. L’elaborazione è stata condotta come sempre in questa fase sulle classi campione, statisticamente rappresentative del sistema nazionale di istruzione.
Ma scendiamo nei particolari partendo dalla scuola primaria. Fissata la media nazionale a quota 200 punti nelle seconde classi per l’italiano siamo a 188 punti. La differenza tra la regione con il migliore risultato, il Molise, e quella con il peggiore risultato, appunto la Calabria, è di 23 punti.
Nelle quinte classi della primaria siamo a 184 punti con una distanza dall’Umbria di 25 punti.
Per la matematica, sempre alle elementari , nelle seconda classe, la Calabria risulta con 183, ha il risultato peggiore ed è la sola ad essere statisticamente al di sotto della media nazionale. La distanza tra il Molise e la Calabria aumenta a 30 punti.
Stesso situazione per la matematica, qui i punti sono 181 e la distanza con la prima regione, il Molise, è di 29 punti.
Per la scuola media, testata nelle classi del terzo anno. le cose non cambiano , il gap continua ad essere imbarazzante. In italiano siamo di dodici punti inferiori alla media nazionale che è sempre di 200 e risultiamo penultimi, con 188 punti, nel Paese. Dopo di noi la Sicilia. La distanza con la prima regione, la Valle d’Aosta, è pari a 24 punti.
Ancora peggio in matematica, con 184 punti, e penultimi nella graduatoria delle regioni.
Non vanno meglio le cose negli ultimi due ambiti testati dall’Invalsi e cioé la scuola superiore. Per le seconde classi in italiano siamo a 18o punti, venti in meno rispetto alle media nazionale e ultimi nel Paese in compagnia della Sardegna. In matematica il punteggio è di 179, ventuno in meno della media nazionale; il distacco da Trento è abissale, 50 punti di differenza.
L’indagine 2017 conferma anche la differenza di prestazioni tra licei, istituti tecnici e professionali, a vantaggio dei primi.
Per l’italiano nell’indirizzo liceale la Calabria risulta significativamente inferiore alla media. Lo stesso per gli istituti tecnici e professionali dove rispettivamente i punteggi 161 e 144 risultato i più bassi. Il divario maggiore a livello regionale è quello che si registra nell’indirizzo tecnico:46 punti tra gli esiti migliori, Veneto, e quello con i risultati peggiori, la Calabria.
E le cose non cambiano per quanto riguarda la matematica.
E’ una Italia che procede a due velocità. Riemerge allora in tutta la sua drammatica evidenza l’urgenza di rimettere al centro dell’attenzione politica e dei nostri ‘governanti’ l’istruzione e la formazione come emergenza sociale per il sud e la Calabria in particolare.
La maglia nera ancora la regione la sta indossando per tutti gli ordini di scuola relativamente alle competenze studentesche.
Sulla questione dalle nostre parti tutto tace. Nessun commento ai vari livelli di responsabilità,regione, province, comuni, che pur istituzionalmente concorrono con la scuola ai processi formativi. Come se niente fosse. Tutti zitti. Eppure emerge in maniera chiara e inequivocabile come,per esempio, la scuola media resta l’anello debole del sistema e che il “buco” diventa una voragine nel biennio delle superiori. Basta correlare questi risultati con il numero di studenti bocciati, la quantità di ragazzi promossi con debiti formativi, il tasso di dispersione scolastica, i risultati negativi dei ragazzi che ripetono per capire la gravità del problema. Per non dire che almeno il 40% degli studenti di terza media esce dall’esame di stato col giudizio di sufficiente che nasconde gravi lacune ed un percorso estremamente inadeguato. E non è un mistero che la maggior parte di questi ragazzi si iscrive agli istituti professionali dove si raggiungono punte notevoli di bocciatura. Insomma un quadro complessivo che richiede cambiamenti ed in prima battuta un piano di formazione diffuso e efficace legato alla valorizzazione professionale dei docenti. Perché senza di loro è impossibile cambiare il metodo con cui si lavora all’interno della scuola.
Assumere il tema dell'eleva¬mento del grado di istruzione dei nostri cittadini, dei nostri giovani e dei nostri ragazzi credo che sia una questione che ha molto a che fare con i programmi di sviluppo di una regione che vuole superare il proprio ritardo, che vuole fare i conti con le proprie risorse e che vuole mettersi alle spalle la dimensione assistita dello sviluppo. Credo, quindi, che questa non possa che diventare una priorità fondamentale per la Regione Calabria e degli altri territoriali a cascata.
La qualità del sistema di istruzione in Calabria esige ben altro. Perchè i risultati Invalsi vedono di continuo, per esempio, migliorare le competenze dei giovani del Nord-Est, collocandosi ai vertici della classifica dei Paesi UE? Questo non ha a che fare di sicuro con le leggi elaborate dal Ministero della P.I. o dal Parlamento. Ha a che fare con il dinamismo, la vitalità e l’impegno di quelle Regioni e di quelle province. Ha a che fare con il capitale sociale e professionale di quelle scuole. E’ anche per questo che la Calabria si trova al fondo delle classifiche.
Allora penso che il protagonismo dei nostri enti locali debba essere più accentuato e debba proporsi in termini di forte comple¬mentarietà, finalizzando meglio, per esempio, l’uso in primis dei fondi strutturali europei alla preparazione professionale del personale direttivo e docente della scuola, insomma ad un obiettivo di qualità che abbia a che fare con l'istruzione, con il sapere, con la cultura dei nostri cittadini.

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