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Viaggio nel Museo diocesano di Reggio

Tra argenti sacri e antiche tele

Istituito da monsignor Ferro nel 1957, il Museo ospitato nel Palazzo arcivescovile è uno dei centri di cultura della Chiesa

di Redazione Web 03/08/2017

Istituito da monsignor Giovanni Ferro nel 1957 e inaugurato nel 2010, il Museo diocesano “Aurelio Sorrentino” di Reggio Calabria è sito al pianterreno dell’ala tardo– settecentesca del Palazzo arcivescovile costruito sulle rovine di un preesistente edificio, sorto accanto alla Cattedrale alla fine del cinquecento. Il percorso espositivo ha avvio nel portico con la sezione lapidea che espone, tra gli altri, frammenti degli arredi marmorei della settecentesca Cappella del Crocifisso in Cattedrale. Nel corridoio e nell’aula didattica sono alcuni dipinti esemplari del patrimonio pittorico diocesano: tra essi la “Resurrezione di Lazzaro” attribuita a Francesco De Mura (terzo decennio secolo XVIII), allievo del più noto Francesco Solimena.

La sezione dedicata a “La celebrazione del Sacrificio Eucaristico” propone la ricostruzione stilizzata di un altare sul quale è collocata una tela dell’Immacolata e santi, opera di ambito siciliano (primo trentennio secolo XVII). Ai lati, le vetrine accolgono una selezione di oggetti propri dell’arredo d’altare e di vasi sacri per l’Eucarestia: in particolare, un seicentesco paliotto in tessuto di seta ricamato di manifattura messinese, appartenuto alla Confraternita della “Ss. Annunziata” e un servizio di cartegloria del 1771, opera di argentiere messinese. La successiva sezione dedicata all’”Adorazione e Custodia dell’Eucarestia” espone, in particolare, un prezioso fastigio di tabernacolo in argento (1864), appartenuto alla Confraternita dei Santi Crispino e Crispiniano, un ostensorio raggiato proveniente da Scilla, opera del messinese Pietro Donia (ottavo decennio secolo XVIII), e un parato composto da piviale, pianeta, stola e manipolo in Gros de Tour bianco ricamato in oro, manifattura dell’Italia meridionale (ultimo quarto secolo XVIII). La sezione “Il Tesoro delle Cattedrali” documenta le distinte identità storica e religiosa delle antiche sedi episcopali di Reggio Calabria e di Bova, fuse nel 1986.

Tra le opere provenienti dalla Cattedrale di “Maria Assunta” è l’ostensorio raggiato di Francesco Jerace (1928), realizzato in occasione del I Congresso Eucaristico regionale svoltosi a Reggio Calabria; dalla Concattedrale di Santa Maria Isodia a Bova proviene un calice con storie della passione, opera di una bottega d’Oltralpe e il reliquiario a braccio di San Giovanni Theresti (1778). Nella sezione Il vescovo committente di opere d’arte si espongono alcune insegne episcopali e una selezione di vasi eucaristici e oggetti liturgici riferibili ad arcivescovi di Reggio e vescovi di Bova tra XV e XX secolo: in particolare, il bacolo pastorale di monsignor Matteo de Ricci, a Reggio dal 1453 al 1490, pregevole opera di oreficeria napoletana; un crocifisso in avorio (seguace di Alessandro Algardi, secolo XVIII); un calice e un ostensorio appartenuti all’arcivescovo Mariano Ricciardi (1855–1871); un calice in argento e smalti (fratelli Demarquet, 1879) dono della regina di Spagna Maria Cristina di Svezia al cardinale Luigi Tripepi; un piviale in damasco di seta rosso con stemma del vescovo di Bova mons. Giovanni Camerota (1592–1622) e le corone del busto marmoreo cinquecentesco della Madonna Isodia di Bova (argentiere messinese, 1614). Nella sezione dedicata a Arte e devozione: le confraternite assoluto rilievo rivestono una croce penitenziale in legno e argento (argentiere meridionale, 1826) e pregevoli manufatti tessili appartenuti alla Confraternita dell’Annunziata: in particolare, un parato nobile in broccato di seta policroma, opera di manifattura lionese (secondo quarto secolo XVIII).

Lo spazio espositivo “Arte e devozione: il culto dei Santi” accoglie, in particolare, due coppie di candelabri rimossi dalla Vara processionale della Madonna della Consolazione, delle quali una, con angeli reggicornucopia, è opera del napoletano Catello (1885), e alcuni pregevoli reliquiari, tra i quali uno a tabella, polimaterico, proveniente dalla Cattedrale di Bova. Lo spazio tematico conclusivo espone vesti liturgiche di provenienza, manifattura e tipologia decorativa differenti, al fine di suggerirne, sia pure per cenni, il percorso evolutivo delle fogge, delle materie e delle tecniche di esecuzione. Il Museo diocesano di Reggio, attraverso i propri servizi educativi, formula proposte didattiche rivolte alle Scuole di ogni ordine e grado e di catechesi attraverso l’arte per le comunità parrocchiali e realtà associative. 

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