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Viaggio nelle esposizioni ecclesiastiche del Museo

L’arte sacra di Lamezia recuperata dal degrado

Il sito, inaugurato nel 1998, ha valorizzato tante opere

di Paolo Francesco Emanuele 08/08/2017

La prima apertura del Museo diocesano di Arte Sacra di Lamezia risale al 1993 e si deve alla volontà di monsignor Vincenzo Rimedio, che ha dato seguito al progetto dell’architetto Natale Proto; una struttura ospitata al primo piano del palazzo del Seminario Vescovile nella quale, ormai 24 anni fa, ebbe inizio la prima mostra, nella quale furono esposte opere in avanzato stato di degrado al fine di sottolineare l’urgenza di un istituto che si occupasse della tutela e valorizzazione dell’enorme patrimonio storico artistico della diocesi lametina. Il 18 aprile 1998 il Museo diocesano di arte sacra fu inaugurato e nel corso degli anni subì due importanti ampliamenti: il primo nel 2002, con la sala degli argenti, e il secondo nel 2006, con un due nuove sale per dipinti e statue della fine dell’Ottocento.

Il Museo diocesano accoglie testimonianze artistiche provenienti dai territori che ricadevano nelle giurisdizioni dei vescovati di Nicastro e Martirano (quest’ultimo soppresso nel 1818 con bolla di papa Pio VII). Il percorso espositivo si articola in dieci sezioni. Oltre a paramenti liturgici sette-ottocenteschi e ai bracci reliquiari di San Giovanni Battista e Santo Stefano Protomartire (entrambi del XV secolo), la tela con San Francesco D’Assisi attribuita a Francesco Cozza e numerosi dipinti e sculture di artisti locali seisettecenteschi, il Museo ospita importanti opere quali un cofanetto eburneo del XII secolo che per fattura e decorazione esprime particolare affinità con quello del Tesoro della Cattedrale di Veroli tanto da poter ipotizzare che siano stati realizzati nella stessa bottega e dallo stesso artigiano: un’iscrizione araba presente sulla parte frontale del cofanetto, ancora non del tutto risolta nella sua interpretazione, lascia supporre la collaborazione con l’arte e la cultura araba.

La Madonna delle Grazie, scultura marmorea quattrocentesca appartenente, in origine, al convento di Santa Maria delle Grazie di Nicastro, retto dai Francescani Conventuali, presenta nel prospetto dello scannello san Francesco che riceve le stimmate e, sui lati, un frate e di una monaca oranti: l’opera è credibilmente attribuita a Domenico Gagini, allievo, secondo Filarete e Vasari, di Brunelleschi. Diverse le attività che il Museo diocesano offre al pubblico: tra le più recenti, “Che Santo è ?” dedicata ai più piccoli, è l’attività che, attraverso il gioco, aiuta i bambini della scuola primaria a riconoscere i santi dai loro attributi iconografici. E poi ancora l’innovativa applicazione per smartphone, il nuovo sito Web e la collaborazione con licei e istituti tecnici nell’ambito dei progetti di alternanza scuola-lavoro.

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