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Don Gaudioso: «Fare il bene per uscire dalla tristezza»

Oppido, concluse le giornate del campo estivo ad Arghillà

Un cammino di crescita umana e spirituale

di Redazione Web 10/08/2017

Anche quest’anno si è rinnovato l’appuntamento con il campo estivo vocazionale organizzato dal Centro Diocesano Vocazioni della Diocesi di Oppido M. - Palmi e dal suo Direttore don Gaudioso Mercuri che si è concluso solo da pochi giorni lasciando nei numerosi ragazzi che vi hanno partecipato il desiderio di rivivere ancora quella che hanno loro stessi definito “un’ esperienza speciale”. Il campo si è svolto presso l’Istituto delle Suore Figlie della Chiesa in Arghillà (RC) ed ha coinvolto più di 50 giovani ragazzi/e provenienti dai diversi paesi del territorio diocesano. L’esperienza del campo estivo lascia tracce profonde e significative nella vita dei ragazzi. Esso è certamente un momento di sosta e di serenità, esperienza di comunione e di condivisione e particolarmente tempo di lavoro dello Spirito.

Quattro giornate intense durante le quali i ragazzi hanno giocato, sono stati insieme, hanno scherzato, lavorato, alternandosi nel servizio quotidiano alla mensa e nel riordino degli ambienti da loro occupati e condivisi, e soprattutto hanno pregato! «Dammi occhi nuovi» hanno cantato e ballato, preparati e guidati da Tommaso, seminarista della diocesi di oppido, insieme a Giovanni e Vincenzo, anche loro seminaristi, per accogliere tutti i sacerdoti intervenuti e il Vescovo Mons. Milito al quale i ragazzi hanno anche voluto far dono della maglietta del campo. I giochi sono stati momento essenziale nella vita del campo: San Michele, San Gabriele, San Raffaele e gli Angeli custodi sono state le quattro squadre che si sono sfidate in una sana competizione per il raggiungimento della vittoria finale che le ha viste premiate al termine della celebrazione eucaristica dell’ultimo giorno alla presenza delle loro famiglie. I ragazzi, si sono inoltre cimentati nella rappresentazione di alcuni passi biblici da loro interpretati e rivisitati. Tra questi la parabola del seminatore, rappresentata dalla squadra di San Michele, ha davvero commosso tutti…mentre quella della pecora smarrita, interpretata dalla squadra di San Raffaele ha riportato i sorrisi sui volti dei sacerdoti e dei membri del CDV che giovedì sera hanno condiviso insieme a tutti i partecipanti un momento gioioso di agape fraterna.

Don Pasquale Galatà, Rettore del Seminario Minore, don Letterio Festa, Padre Spirituale dello stesso , don Salvatore Larocca, Padre Spirituale del Seminario Maggiore “S.Pio X” di Catanzaro, e il Vescovo Milito, hanno partecipato al campo dettando ai ragazzi alcune importanti meditazioni che li hanno accompagnati e guidati durante queste quattro giornate. A loro va un grazie vero e sentito poiché hanno offerto ai ragazzi importanti spunti di riflessione perché possano comprendere quanto il Signore sia vicino ad ognuno di loro, e li guardi uno ad uno con quel Suo sguardo d’amore grande e senza fine. «Lui si prende cura di loro, di tutti noi, e se durante la cura si creano delle ferite, delle pieghe – come ha sottolineato don Larocca – non dobbiamo vergognarcene, non dobbiamo nasconderle a chi si prende cura di noi, a quella guida che il Signore ha posto sul nostro cammino perché quando si nascondono le pieghe, queste potranno diventare piaghe. Per avere una propria cura bisogna avere il coraggio di rivelare i propri mali e con fiducia affidarsi a Dio, mettersi nelle mani di Dio perché nelle Sue mani tutto diventa vita!». Un cammino di crescita umana e spirituale quindi quello intrapreso dai ragazzi che si sono lasciati condurre per mano da chi in questi giorni li ha accompagnati. Maria, Rita e Antonella, da brave mamme, hanno cucinato per tutti deliziosi pasti, Suor Angela, don Federico e tutti gli animatori li hanno seguiti con grande gioia e amore, e particolarmente don Gaudioso che li ha incontrati singolarmente ed in gruppo, li ha ascoltati, ha giocato con loro, li ha ripresi e li ha compresi e amati di un amore paterno insegnando loro che l’amore è gratuità. Quando si ama non bisogna attendersi nulla in cambio. Si ama e basta. Così ha fatto Gesù amandoci per primo. Egli poteva mettere fine alle sue sofferenze in qualsiasi momento ma, per amore nostro, si è lasciato crocifiggere. In quell’atto Lui ha pronunciato il Suo Ti amo ad ognuno di noi singolarmente. Con il suo amore Gesù risana, guarisce tutte le nostre ferite quelle più superficiali ma soprattutto quelle più profonde. Gesù è così forte da sconfiggere la morte!

«Il Suo amore – ha detto don Gaudioso – è quell’amore che ti perdona anche quando sbagli, è l’amore del padre , e la cosa più bella che un padre dà ad un figlio è l’abbraccio». E di abbracci in questo campo ne abbiamo davvero visti tanti particolarmente quando in silenzio e con grande ordine, i ragazzi hanno voluto confessarsi…hanno scelto in quel momento di ricevere l’abbraccio più importante! Quando l’amore che entra nel cuore è grande e vero, come quello di Dio, non si lascia andare via, lo si tiene ancorato per tutta la vita. E tra questi ragazzi, protagonisti assoluti di questo campo, arrivati con gli stati d’animo più disparati, con le loro paure, le loro storie, le loro convinzioni, la loro allegria, la loro vivacità, i loro dubbi, le loro reticenze, e con i loro occhi bisognosi d’amore, il Signore è passato ed ha toccato il cuore. Alcuni di loro, nonostante la giovane età, sono arrivati con indosso un’armatura come per proteggersi…Aprire il cuore può a volte essere rischioso perché si può venir feriti ma tenerlo chiuso non permette ad alcuna cosa di entrare: né gioia, né condivisione, né tenerezza, né calore. E allora occorre accettare il rischio… Un cuore aperto attira un altro cuore, un cuore chiuso lo respinge. Ma un cuore è chiuso perché forse è cresciuto privato dell’amore vero: sarebbe morto senza armatura… Certo, è difficile il cammino per lasciar andare l’armatura quando non serve più… Eppure l’amore è contagioso… Se tu ti apri forse lo posso fare anch’io… Ci vuol coraggio a mostrare timori e debolezze, a rivelare il nostro volto vero…Eppure che meraviglia quando appare ! E quanto amore che sprigiona ! E questo i ragazzi hanno saputo tirar fuori durante il campo in cui ci piace poter dire che il cuore si è davvero messo in movimento e qualcosa è cambiato… «Bisogna far alzare nel mondo il livello dell’amore – ha detto ai ragazzi don Gaudioso durante il suo incontro – perché il mondo di oggi sta scomparendo! Ecco perché accadono tante cose terribili, ecco perché si sfasciano le famiglie: non perché finisce l’Amore, ma perché non c’è mai stato, non siamo più capaci di Amare». «La convinzione che i divertimenti producono felicità – ha rimarcato con forza don Gaudioso – è una colossale bugia che va coraggiosamente smentita[..]. Ciò che serve per uscire da ogni tristezza, dalla prigione dell’egoismo, è fare del bene».

«Tutti noi – ha detto don Gaudioso alla messa di fine campo – ci siamo sforzati di DARE gratuitamente e questo verbo è stato il verbo del nostro campo…la cosa straordinaria è che anche i ragazzi, dopo aver ricevuto, hanno dato”. L’Adorazione Eucaristica di sabato sera è stato di sicuro il momento più bello e più importante del campo, “uno dei momenti di preghiera più belli della mia vita sacerdotale – ha sottolineato don Gaudioso. Abbiamo pregato all’esterno e Gesù è passato in mezzo a noi ed ha guarito. Molti ragazzi soffrono forse perché non ricevono l’amore di cui hanno bisogno, piangevano sol perché si sono affidati a Lui e fidati di Lui. Abbiamo visto la grazia di Dio agire!». È bastato alla fine guardare gli occhi di Vincenzo, di Lucia, di Gerardo, di Alice, di Salvatore, di Giuseppe, di Cosimo, di Maria, di Michelangelo, di Francesco, di Andrea, di Bernadette, di Pietro e di tutti, davvero di tutti i ragazzi e le ragazze presenti per capire che questo campo, questa esperienza che insieme abbiamo condiviso ha fatto centro e ha donato a tutti “occhi nuovi” attraverso i quali cominciare a guardare la Vita.

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