accedi | registrati | 18-11-2017

La Costa Viola accoglie l’Unitalsi reggina

Il mare abbatte le barriere della “disabilità”

«L’Associazione è una famiglia dove ogni sguardo che incontri offre un sorriso»

di Gaetana Covelli 10/08/2017

Bagnara nella splendida cornice della Costa Viola ha accolto la sottosezione reggina dell’Unitalsi per il consueto campo estivo. Due ragazze disabili custodiscono ricordi e gioie condivise insieme ai componenti dell’Associazione. «Per me è il secondo anno e se la prima volta ero titubante a partecipare, adesso non lo sono più – racconta Giusy Siclari - l'Unitalsi, infatti, è una famiglia dove ogni sguardo che incontri offre un sorriso. Si scherza, si abbattono le barriere entrando in acqua al mare. L’aiuto fraterno rende liberi... Ho capito di aver trascorso una bella settimana quando mentre aspettavo che mi venissero a prendere a fine campo in un angolo del cortile, la mia mente ha fatto il rewind dei momenti passati insieme agli altri e mi sono commossa».

«Una bella esperienza – continua Giusy - che consiglierei a tutti quelli che hanno difficoltà motorie e per questo fanno fatica a raggiungere spiagge non attrezzate e poco accessibili». Esperienze che si rinnovano di anno in anno, lasciando sempre nuovi segni di vita e di storia sia nei volontari che in coloro che vivono disabilità psico-motorie. «È terminato il campo – aggiunge un’altra ragazza disabile, sempre di nome Giusy - nonostante la mancanza di personale, chi c'era è riuscito a intrattenerci nei migliori dei modi, senza farci mancare nulla, nell'animazione, nei momenti di spiritualità, in spiaggia. Una cosa mi manca, però, da qualche anno la condivisione fraterna è carente; per il resto il nostro campo è sempre meraviglioso e unico».

L’aiuto fraterno non diventa, dunque, un mezzo per stare meglio, ma è il “centro” stesso della vita in un’associazione che fa del servizio la sua ragion d’essere. «Spesso i fratelli e le sorelle “unitalsiani” – dice Emanuela - ci fanno superare quell'ostacolo che da soli non potremmo superare. Loro sono le nostre gambe, orecchie, braccia, mani». E ancora – continua Emanuela - «questo è il secondo campo estivo che faccio. Devo dire che per me è un’emozione grande, basta pensare che da dieci anni non facevo il bagno al mare. Sono nata in un piccolo paese dove ancora noi persone "diversamente abili" siamo anonime, non veniamo considerate. Questo mi rammarica molto! Tutte le volte che passo in macchina e vedo quel mare limpido e cristallino, mi viene un nodo alla gola e mi domando perché non possiamo sentirci come gli altri».

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