accedi | registrati | 21-10-2017

Il vescovo Savino: «bruciare i boschi è terrorismo»

Il presule di Cassano allo Jonio in una lettera: «è un delitto cosmico»

di Raffaele Iaria 12/08/2017

Il vescovo di Cassano, Francesco Savino "Rompiamo l’atteggiamento di ignavia e fatalismo che blocca ogni reazione e diciamo ‘basta!’”. E’ questo l’appello ai responsabili delle istituzioni politiche e civili come dei mass media è il vescovo di Cassano allo Ionio, mons. Francesco Savino dopo gli incendi che stanno devastando la Calabria. “La Calabria brucia!”, scrive il presule in una lettera al “popolo” di Cassano allo Ionio: “bruciamo per il caldo torrido di questa estate arida e bruciamo per i vari fuochi appiccati che hanno già sacrificato la vegetazione spontanea ed alcune vite umane.
I boschi intorno fino alla Sila sono divorati dalle fiamme alimentate dalla siccità e dal vento: lo scenario è impressionante. E questo lo vedete tutti. Con il fuoco – sottolinea mons. Savino - bruciano anche gli ultimi sprazzi di indignazione, di reazione, di speranza di cambiamento: su questo non posso tacere”. Da qui l’invito a gridare “insieme” che “non accettiamo le logiche speculative subite da chi crede che, per una manciata di euro che entreranno nelle sue tasche riassestando le sue precarie condizioni economiche, la distruzione delle piante e delle coltivazioni sia la scelta più efficace.
Gli incendiari prezzolati assecondano, forse anche senza consapevolezza, i progetti definiti a tavolino da chi ne trarrà il massimo profitto incurante della sfigurazione della terra”. Per i vescovo cassanese “o cerchiamo insieme cambiamenti possibili rispettosi della meravigliosa terra che il Signore ha donato ai Calabresi, come agli abitanti delle altre Regioni italiane, oppure con il silenzio, l’indifferenza, la rassegnazione diventiamo complici dei misfatti che infliggiamo alla natura pensando di rimanerne illesi”. “Bruciare i boschi – è il monito del presule - è terrorismo, è un delitto cosmico: gli alberi sono una risorsa da tutelare e rispettare per difendere l’ecosistema di cui siamo parte, senza esserne i padroni. Qui come nella lontana Amazzonia!”. Quindi – conclude – “non più incendi dolosi! Non più logiche finanziarie che deturpano le risorse naturali! Custodiamo la terra!”.

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