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Patrizia De Luise, presidente Confesercenti: "il commercio continua a soffrire"

Spesa media familiare: Lombardia prima, Calabria ultima

Diminuiscono le vetrine dei negozi a vantaggio di pub, bar, ristoranti e attività turistiche

di Redazione Web 30/08/2017

Meno commercio tradizionale, più ristorazione e turismo. La grande recessione scoppiata alla fine di agosto di dieci anni fa, afferma la Confesercenti in una nota riportata da Askanews, "ha trasformato profondamente il volto delle nostre città, modificando la composizione delle attività urbane e scambiando le vetrine dei negozi con pub, bar, ristoranti e attività turistiche. Dal 2007 a oggi sono scomparse oltre 108mila imprese del commercio in sede fissa, il 15% del totale. Attività che sono state parzialmente ’sostituite’ da pubblici esercizi e attività ricettive (+63mila, per un aumento del 16,6%)".

Se si esaminano, spiega la Confesercenti, i dati di spesa su base regionale "emerge una maggiore sofferenza della spesa delle famiglie soprattutto nelle regioni del Centro-sud. Anche nel 2015 permangono forti disparità territoriali, evidenziandosi la tradizionale divaricazione nord-sud che caratterizza l’economia e la società del Paese, ascrivibile soprattutto al livello del reddito medio percepito e al costo della vita: in linea generale i valori della spesa media familiare sono più elevati nelle regioni centro-settentrionali e più contenuti nel Meridione".

La spesa media familiare "raggiunge il livello più elevato in Lombardia, dove si attesta a 36.372 euro, riscontrando il valore minimo in Calabria, dove è pari a 20.748 euro. Livelli della spesa particolarmente significativi si registrano in Trentino Alto Adige (36.264), Emilia Romagna (34.848 euro), Valle d’Aosta (33.324 euro) e Toscana (33.036 euro), mentre oltre alla Calabria anche Sicilia e Basilicata segnalano valori particolarmente contenuti, pari rispettivamente a 21.888 euro e 23.076 euro l’anno".

"Rispetto al 2007 - aggiungono i commercianti - sono 14 le regioni che segnano una variazione negativa, particolarmente consistente in Calabria (-21,6%, pari a -5.628 in valori assoluti), l’Umbria (-17,5%, -5.711 euro) e Sardegna (-14,3%, -4.251 euro). Da segnalare anche i cali di Molise (-13,9%, più di 4. 200 euro in meno) e Veneto (-13,2%, per 4.881 euro in meno). Variazioni di segno opposto di una certa consistenza si segnalano solo in Trentino Alto Adige (+7,2%, +2.493 euro in valori assoluti) e in Liguria (+3,9%, 1.026 euro in più)".

"Mentre il dinamismo del settore turistico e dei pubblici esercizi è evidente - sottolinea la presidente della Confesercenti, Patrizia De Luise - il commercio continua a soffrire, schiacciato da una parte da una ripresa della spesa delle famiglie che tarda ad arrivare, ma anche da un trasferimento delle quote di mercato dai piccoli alla grande distribuzione organizzata dovuto in primo luogo alla liberalizzazione, insostenibile per le imprese familiari e che deve essere ripensata. Incide chiaramente anche l’evoluzione tecnologica, come dimostra l’aumento di negozi web e di imprese che si occupano di distribuzione commerciale tramite vending machine".
"Un cambiamento - secondo De Luise - dovuto alle modificate abitudini, ai diversi stili di vita, alla composizione dei nuclei famigliari, al lavoro sempre meno fisso e stabile, ai pasti sempre più consumati al di fuori delle mura domestiche, all’avvento di internet e dell’online, ma anche al fatto che la piccola impresa, quella famigliare, quella che ha reso la nostra rete commerciale la più bella e più varia del pianeta, ha subìto e pagato, con l’impossibilità di automantenersi, le politiche di liberalizzazione e la mancanza di una vera politica di sostegno".

"È il segno - aggiunge la presidente - che la ripresa del commercio deve passare attraverso il sostegno dell’innovazione: misure vere, inserite nel quadro di Impresa 4.0, che permettano di modernizzare, più che di sanzioni per la mancanza del Pos. Perdere le attività di vicinato sarebbe un danno per tutti, non solo per i commercianti: i negozi sono un elemento fondamentale per la qualità della vita dei cittadini e per il valore turistico e la fruibilità del territorio. Lo diciamo da anni: se vive il commercio, vivono le città".

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