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L'invito dell'Arcivescovo Morosini: "Rinvigorire la comunione"

Stasera inizierà, con la relazione del presule reggino, il Convegno Pastorale Diocesano

di Davide Imeneo 04/09/2017

L'arcivescovo Morosini nel duomo di Reggio Calabria Da oggi fino al 7 settembre si terrà l’annuale Convegno pastorale diocesano che partirà con una liturgia della Parola dal tema «Trasmettere la Fede, ciascuno per la sua parte nel segno della comunione», presieduto da monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo di Reggio Calabria Bova, oggi – lunedì 4 settembre – alle 19 presso la Basilica Cattedrale per poi trasferirsi presso l’Auditorium Calipari del Consiglio Regionale della Calabria per una tre giorni di riflessione che vedrà la partecipazione di Paola Bignardi dell’Istituto Toniolo; di Marco Tarquinio, direttore del quotidiano di ispirazione cattolica Avvenire e di monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena – Nonantola. Sui temi che si svilupperanno al convegno diocesano ne abbiamo parlato con monsignor Morosini.

Come mai un convegno sulla comunione?
Mi sembra che ci sia un filo che ci stia conducendo anno dopo anno. Siamo partiti con il bisogno di collocare l’evangelizzazione come oggetto primario dell’impegno diocesano, poi abbiamo continuato con la radice che è la famiglia, e continuando, seguendo la definizione di fede che ha dato Benedetto XVI, “la fede è una storia che si narra all’interno di una comunità”, era naturale che si passasse dalla famiglia alla comunità che tramanda questa storia che viene raccontata, che viene testimoniata e che viene proposta a chi si accosta alla comunità perché l’assuma come modello della propria vita. Mi sembrava, quindi, logico arrivare a questo punto e a questo elemento. È chiaro che dopo la famiglia abbiamo anche trattato delle vocazioni di speciale consacrazione ma perché sono le componenti di questa storia che si racconta e la base dell’evangelizzazione: la famiglia, le vocazioni di speciale consacrazione, e adesso la comunità.

La comunione comincia soprattutto nel presbiterio, cosa chiede ai sacerdoti?
Dall’impostazione che abbiamo dato al nostro convegno, noi studieremo la comunione sia dal punto di vista del presbitero che dal punto di vista del laico perché entrambi devono vivere questa spiritualità di comunione. Al presbitero chiederò di essere meno autoreferenziale, i sacerdoti devono capire che il loro ministero è in funzione della missione e sono chiamati a promuovere la vita di una comunità. San Pietro dice: «Non siate padroni del gregge», il presbitero che entra in una comunità non può ignorare la storia di questa ma la deve assumere e portare avanti. E poi ogni sacerdote deve capire che questa comunità testimonia insieme a lui la verità e la bellezza di questa storia, non è solo il parroco ad assumere questo impegno. Il sacerdote è si maestro ma nella misura in cui comprende che nella comunità è anche lui discepolo. Solo se considera sempre più questa dimensione del discepolato all’interno della comunità, allora può diventare anche maestro della comunità. È l’idea del sommo sacerdote che condivide sé stesso con gli uomini: non posso assumere il ruolo di guida se prima non assumo il ruolo di discepolo.

I presbiteri collaborano in maniera stretta con i laici, soprattutto nel Consiglio pastorale...che però non funziona in tutte le parrocchie.
Dobbiamo rilanciare i consigli pastorali, perfezionarli, e costituirli laddove non ci sono. Questi consigli sono il luogo dove si pensa il tipo di azione pastorale che bisogna svolgere, ed è in questa considerazione del consiglio pastorale come luogo in cui si pensa e si condivide che nasce la comunità. Il consiglio pastorale non è il luogo dell’assenso rispetto a ciò che dice il sacerdote ma è il luogo della riflessione da offrire a chi ha poi il compito di portare all’unità.
Questo è valido anche per il vescovo riguardo al consiglio presbiterale e al consiglio pastorale diocesano. Anche questi sono luoghi dove si pensa e deve essere questa la visione del vescovo in relazione alla Consulta delle aggregazioni laicali. Anche queste devono capire il loro ruolo di stare accanto al vescovo per pensare.

I laici come dovrebbero vivere la comunione tra di loro all’interno della parrocchia?
L’invito che rivolgo ai laici è quello che hanno già fatto Paolo VI, Benedetto XVI e Francesco: il rilancio delle piccole comunità.
Per noi potrebbero essere rappresentate da aggregazioni di famiglie che dovrebbero poi fondare cellule di evangelizzazione all’interno della comunità parrocchiale.
Quale sarà l’invito che rivolgerà alla comunità diocesana? Su tutti...la valorizzazione della cresima. Dobbiamo far nascere una mentalità nuova su questo sacramento! Che è il sacramento della comunità perché rende il credente membro attivo di una porzione di Chiesa.

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