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Il messaggio dell'Arcivescovo di Reggio Calabria - Bova durante il tradizionale momento di piazza della consegna

La consegna. Morosini: «La Madonna chiede di denunciare il male»

di Giuseppe Fiorini Morosini 09/09/2017

Carissimi, accogliamo con amore e speranza l’Effigie della Madonna, Madre della consolazione, patrona della nostra città.

Riviviamo anche quest’anno un momento solenne, sentito da tutti, perché è radicato nella storia passata.

È un momento in cui ci sentiamo fortemente appartenenti a questa comunità, a questa città, eredi di una cultura e tradizione che, come l’abbiamo ricevuta, la vogliamo trasmettere. I bambini di oggi che pongono domande a noi adulti sul significato di questo momento, ci riportano alla nostra infanzia ed adolescenza: siamo noi, come i bambini di ieri; noi, gli adulti di oggi, che nella nostra fanciullezza abbiamo cominciato a sentirci fortemente legati a questa città; siamo noi, che, un giorno, aiutati da mamma e papà, abbiamo iniziato a stupirci del mistero di Dio, ed abbiamo posto le prime domande di senso al nostro cuore!

La nostra città.

Di quanti valori si colora questa affermazione: Reggio la nostra città! Espressione che richiama il senso di appartenenza, ma anche l’impegno morale e politico che dovrebbe scaturire in tutti noi.

Questo momento di incontro del quadro della Madonna con la città trova quest’anno Reggio in un momento delicato, ma anche ricco di speranza per il suo futuro. Per la prima volta è la Città metropolitana che celebra Maria, Madre della consolazione, affidando a Lei tutte le speranze che nascono per la nostra città da questo salto di qualità nella sua identità.

Nuove possibilità economiche, culturali, sociali, occupazionali si intravedono da questo salto di qualità, se la città saprà essere all’altezza di questa fase delicata del suo essere e del suo futuro.

La Madre della Consolazione chiede a tutti noi anzitutto la coesione sociale e politica, perché lì dove c’è sterile divisione e contrapposizione ideologica, dove c’è litigiosità individualistica, non può esserci speranza di futuro. Ci chiede inoltre robustezza morale attorno al principio fondamentale per il vivere comune, che è il Bene comune nel rispetto della dignità della persona umana.

Ci chiede partecipazione attiva, ciascuno al suo posto sulla scala della cittadinanza, a partire dalla responsabilità verso le piccole cose alla portata di tutti, come la difesa del territorio e della natura che ci circonda.

Chi chiede di impostare la vita familiare su di uno stile di comunione e di condivisione, nel rispetto assoluto della donna, ed aperti anche al perdono cristiano.

Ci chiede, inoltre, miei cari, il coraggio del superamento del male atavico della nostra terra, che è la mentalità mafiosa e l’associazione malavitosa ad ogni livello, che persegue il bene individuale a discapito del Bene comune. È così che si disperdono le risorse economiche; è per questo che la città non cresce economicamente; è questa una delle cause della mancanza di lavoro per i nostri giovani; è questa la causa delle nostre paure. La mafiosità serpeggiante è il tarlo che corrode la nostra società ed è la grave iattura per essa.

E questo coraggio deve tradursi in gesti concreti: la conversione da parte di chi è associato alla malavita organizzata, a loro diciamo che non possono guardare Maria e chiedere a lei la consolazione della vita. Non ci può essere consolazione in chi è fautore di morte per gli altri, perché la maledizione di Dio lo insegue sempre sino al rendiconto finale.

Da parte di tutti il coraggio di denunciare il male delle estorsioni, delle minacce e della sopraffazioni. Non ci stanchiamo mai di ripeterlo: se avremo tutti il coraggio di denunciare il male, le sopraffazioni, anche le più piccole saremo tutti più liberi e la Città sarà libera. Perché il male che purtroppo pesa sulla nostre spalle e che non riusciamo sopportare è conseguenza delle nostre paure. La Madonna ci chiede di denunciare il male ad ogni livello.

Chiediamo ancora una volta alla Madonna la grazia di sperimentare la sua maternità. Stenda il suo manto protettore su ciascuno di noi, sulle nostre famiglie, sulle istituzioni e benedica le nostre speranze, soprattutto quelle dei  malati e dei giovani che per cercare lavoro devono fuggire dalla nostra terra.

Lei, Maestra e Madre di comunione ci insegni a volerci bene, a perdonarci, a desiderare di ricominciare sempre, nei rapporti feriti o compromessi, a portare i pesi gli uni degli altri, a credere che, insieme e con il suo aiuto, potremo costruire una società più umana, più felice, più vivibile ed anche più cristiana! Viva Maria!

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