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La consegna dei reggini

Un applauso da ricordare

di Davide Imeneo 11/09/2017

Sembrava un copione già scritto. Sabato mattina, come tutti i secondi sabati del mese di settembre, la vara della Madonna della Consolazione arriva a piazza della Consegna e si compie l’antichissimo rito. I padri cappuccini dell’Eremo, “casa madre” della patrona di tutti i reggini, consegnano il venerato quadro all’arcivescovo, perché venga custodito in Cattedrale fino alla domenica di Cristo Re dell’Universo. Come da copione, l’arcivescovo Morosini prende la parola per rivolgere un saluto a tutti i presenti: diverse migliaia di persone tra cui le principali autorità civili, politiche e militari della provincia. Il presule ripercorre alcune tematiche già annunciate durante la veglia e nel messaggio inviato in preparazione alla Festa: l’amore per la città, la corresponsabilità necessaria per perseguire il bene comune, l’obbligo per il credente di ridurre il drammatico divario tra fede e vita, non limitandosi a “professarsi” cristiano ma cercando anche di imitare Cristo con la propria vita. E poi, quasi alla fine del suo discorso, Morosini affronta il tema della denuncia. A questo punto il copione viene interrotto. «Serve da parte di tutti – afferma il presule – il coraggio di denunciare il male delle estorsioni, delle minacce e della sopraffazioni. Non ci stanchiamo mai di ripeterlo: se avremo tutti il coraggio di denunciare il male, le sopraffazioni, anche le più piccole saremo tutti più liberi e la città sarà libera. Perché il male che purtroppo pesa sulla nostre spalle e che non riusciamo a sopportare è conseguenza delle nostre paure. La Madonna ci chiede di denunciare il male ad ogni livello». Al termine di questa frase, piazza della Consegna scoppia in un fragoroso applauso, tanto che l’arcivescovo deve interrompere il discorso. Eppure, come lo stesso Morosini ha affermato, non è una novità che il pastore della chiesa reggina si appelli alle coscienze dei fedeli per chiedere di denunciare i reati. La prima volta di padre Giuseppe fu nel lontano mese di novembre 2013. Dopo appena due mesi dalla presa di possesso della diocesi, durante la veglia di preghiera per le vittime di mafia che si svolgeva in duomo, il presule esclamò: «Denunciate! Denunciate! Denunciate! ». Ma allora non partì nessun applauso, anzi la reazione dell’assemblea si condensò in un raggelante silenzio. L’applauso di ieri sancisce il compiersi di un percorso lento e inesorabile...a tratti quasi inconsapevole. I reggini stanno cambiando mentalità, la denuncia non fa più paura. Ed è emblematico che il “segnale” di questa inversione di marcia sia partito dal basso, da un applauso scaturito dal sentimento della gente. Certo, non bisogna illudersi. Siamo all’inizio di una riscossa civica, resta tanto da fare per estirpare la piaga dell’omertà, primo pilastro della ‘ndrangheta. Però quel momento, vissuto davanti allo sguardo della Consolatrice, ci regala una grande speranza: ci sono persone che sognano una Reggio diversa e libera, ieri lo hanno fatto sapere a tutti. Davvero una bella consegna.

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