accedi | registrati | 18-6-2018

Un servizio di comunione per la Chiesa di Reggio: «Essenziale per formare le coscienze»

«Lavorare alla coesione sociale»

di Adriano Bianchi * 19/09/2017

È un bel traguardo quello di 70 anni di vita, soprattutto per un giornale. La scommessa della Chiesa di Reggio Calabria – Bova è vinta. Informare e formare con professionalità e competenza nello stile e nel solco della tradizione dei settimanali cattolici italiani, riuniti nella Fisc, non era e non è scontato. In un tempo di trasformazioni veloci tenere il passo anche per un giornale non è semplice. L’Avvenire di Calabria ha rinnovato il suo impegno e da qualche mese l’ha reso ancor più incisivo proponendosi ai suoi lettori in abbinata col quotidiano nazionale Avvenire. Una complementarietà che necessariamente ha forse significato un ripensamento di stile, ma che nulla toglie all’identità e al radicamento diocesano della testata.

Ma perché la Chiesa reggina, come ogni Chiesa locale, non può fare a meno del suo settimanale? E perché la sua identità di giornale d’informazione della Chiesa e della gente è ancora così essenziale? Lo è certo per il suo contributo alla coesione sociale del territorio, ma ancor di più lo è, nella comunità cristiana, per il suo servizio alla comunione e all’evangelizzazione.

La comunicazione diocesana serve primariamente la comunione perché fa crescere la conoscenza e il coinvolgimento reciproco. Se quello che succede a Villa San Giovanni, non è conosciuto a Bova e se ciò che accade a Condofuri non è conosciuto a Scilla parlare di comunione è astrazione. Bisogna che ci siano alcune esperienze di vita che siano conosciute. Non tutti le devono fare, ma tutti, se siamo una comunità, ci dobbiamo sentire coinvolti in ciò che l’altro vive. Tanto più è profondo il coinvolgimento, grazie a un’informazione puntuale e periodica, tanto più buone sono le radici della comunione nella comunità.

Altresì il giornale aiuta a condividere una serie di valutazioni e valori. Abbiamo bisogno di maturare dei modi d’intendere comuni, non per essere d’accordo su tutto, ma perché la loro circolazione, al fine d’autentica condivisione, dice i tratti caratteristici dell’identità di una comunità. Se in una diocesi si condividono esperienze di vita, valori, giudizi, valutazioni significa che ci si riconosce come comunione autentica e la comunicazione sociale può sostenere questo percorso. Così per l’evangelizzazione. Evidentemente l’annuncio del Vangelo avviene in vari modi, ma anche attraverso le pagine del giornale grazie a un’informazione non polemica che metta in evidenza le contraddizioni che sono presenti nel modo di vivere e di pensare contemporanei. Mostrare le incongruenze della società, che da una parte afferma la libertà della persona e dall’altra tende a depistarla e “distrarla” per gratificarla, è compito di una comunicazione che si pone a servizio dell’annuncio del Vangelo. Ha tutto questo un prezzo? Non c’è dubbio. La storia recente del vostro settimanale dice che il coraggio della denuncia e della profezia non lascia indifferenti, mette in luce le magagne di un sistema che resiste al cambiamento e alla speranza e, inevitabilmente, provoca anche reazioni. Per questo siamo solidali con voi. Per questo siamo fieri di questo anniversario e del cammino che state compiendo. Non perché siete degli eroi, ma perché fate bene il vostro mestiere: sostenere la comunione e l’evangelizzazione. Ecco cosa fa da settant’anni L’Avvenire di Calabria. E di questo bisogna esserne grati.

* presidente Federazione Italiana Settimanali Cattolici

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